A costo di irritare una volta di più i puristi, ospito volentieri la riflessione dell’elettrico cloggaro Santini sulla bizzarra gara di Formula E in quel di Valencia (vinta, tra parentesi, dalla Mercedes).

Buona domenica.

SANTINI SCRIPSIT

Per una volta, partirò dal finale, per chi non avrà voglia di leggere fino in fondo: la Formula E a Valencia ha trasformato un calcio di rigore in un autogol. Mancavano pochi minuti alla fine quando, telefono alla mano, ho scritto un messaggio ad un mio caro amico: “questi alla fine non ci arrivano mica”. Non me ne vanto, ma avevo ragione. Non più tardi di un paio di settimane fa vi portavo all’attenzione una serie di punti di forza del format della serie elettrica, a cui probabilmente anche la Formula 1 avrebbe dovuto guardare con occhio critico. Oggi invece abbiamo avuto un perfetto esempio di cosa non fare per apparire credibili agli occhi del pubblico. In tutta onestà, il finale del primo E-Prix spagnolo è apparso decisamente grottesco. Per chi non avesse visto la gara: all’inizio dell’ultimo giro, quasi metà delle vetture in gara si è trovata senza l’energia necessaria ad arrivare alla bandiera a scacchi. Per essere chiari, situazioni del genere in cui molte vetture si ritrovano senza carburante per finire la gara non sono una novità nel motorsport: è successo ad esempio in Formula 1 ad Imola nel 1985. Giusto una settimana fa il tema portante sul Clog era l’uniformità dei regolamenti e delle loro applicazioni, punti fondamentali per evitare problemi di track limits o retromarce. Qui purtroppo siamo nell’estremo opposto, laddove una norma già discutibile (e di recente introduzione) è stata applicata con grande rigore, causando il caos. Le batterie dei concorrenti infatti erano tutt’altro che scariche all’arrivo! A renderle virtualmente tali è stata questa assurda regola della direzione gara, che prevede una decurtazione dell’energia residua in relazione ai giri effettuati sotto Safety Car. Il senso della norma è: hai consumato meno dietro la SC? Benissimo, noi ti decurtiamo da remoto quanto risparmiato perché vogliamo che tu nel finale possa comunque gestire l’energia, per dimostrare al mondo quale costruttore ha sviluppato la powertrain più efficiente. A Valencia la problematica è stata dunque accentuata da un uso massivo della Safety Car e dalla famigerata durata della gara di “45 minuti più un giro” (che già aveva creato problemi in Messico nel 2019), con il leader della corsa che ha tagliato il traguardo a 20 secondi dalla fine, costringendo il gruppo a due ulteriori tornate (invece che una). La Formula E aveva un’occasione importante: mostrare al grande pubblico di essere in grado di correre su un circuito tradizionale, mantenendo alta l’asticella dello spettacolo. E non è che non ci siano riusciti, ma l’obiettivo in questione è stato indubbiamente offuscato dalla questione energetica. Purtroppo l’infausto finale è apparso ancor più grave agli occhi degli appassionati per via della chicane, inserita nel rettilineo principale proprio per permettere un maggior uso del sistema di rigenerazione dell’energia. A conti fatti si è snaturata una parte di layout del circuito per ottimizzare i consumi, per poi però trovarsi nella condizione di chiedere ai piloti di non usare interamente la batteria per una pura questione filosofico-regolamentare. Il risultato finale? Per molti passerà il messaggio che le monoposto elettriche non hanno sufficiente autonomia, quando invece il problema se l’è creato da sola la Formula E. Tanto valeva lasciarli sfogare sul dritto…