1. Anni fa ero tutto pronto per accogliere Robert Kubica a Maranello.
    C’era anche la benedizione di Fernando Alonso, grande amico del polacco, con il quale condivideva la passione per le carte.
    Poi capitò quello che sapete nel rally e la storia prese un’altra direzione.
    A me Kubica come driver piaceva molto.
    Ho pensato che se il destino non si fosse messo di traverso le cronache dell’ultima generazione in Formula Uno sarebbero state diverse.
    Per questo sono stato contento quando ho saputo che Maurizio Arrivabene stava valutando l.’opportunità di selezionare il polacco per le mansioni di addetto al simulatore.
    Sarebbe quasi la chiusura del cerchio. Iron Mauri per certe cose è un tipo strano strano ma ha un cuore e aggiungo che, in presenza di regole assurde per i test, il lavoro al simulatore è più importante di quanto noi profani da fuori si possa immaginare.
    Dopo di che, un po’ conosco le speranze di Robert.
    Si è speso con una energia emotiva straordinaria per riconquistare un volante sulla griglia di partenza dei Gran Premi.
    Io non sono in grado di accertare il livello di credibilità di quello che è un sogno magnifico.
    So che sarebbe bellissimo e questo è il mio augurio, ci mancherebbe.
    Ma a me piacerebbe assai Kubica sul simulatore della Rossa.
    Si vive anche di emozioni figlie della memoria e dei rimpianti per quanto poteva essere e non fu.