Spero tutti bene.
Vado avanti con la narrazione dei picareschi eventi del mondiale 1999.
Ringraziando sempre chi si sofferma su queste righe, righe che sono il frutto di passione e memoria. Naturalmente tutti i fatti qui raccontati vennero da me pubblicati in presa diretta, in quell’anno folle, sulle colonne del Resto del Carlino, del Giorno e della Nazione. In questa sede aggiungo il senno di poi, trattandosi di una ricostruzione storica.
Allora, la gomma misteriosamente scomparsa al Ring!
Parto dalla coda.
Il lunedì dopo il pazzesco Gran Premio d’Europa, il prode Ross Brawn andò a fare il pieno dal benzinaio che avevamo in comune, a Sassuolo.
Il benzinaio si chiama Pancani ed è un mito local-popolare. Tifosissimo della Ferrari, tratta allo stesso modo Vip e perfetti sconosciuti. Un grande.
Il lunedì post Ring arriva dunque Ross alla pompa. Pancani, ancora furibondo per gli eventi della domenica, chiede gentilmente a Brawn spiegazioni sull’accaduto.
Il MangiaBanane, con aria contrita, racconta che il caos è stato generato dal fatto che proprio davanti a Irvine si era fermato a sostituire pneumatici il suo compagno Salo. L’incertezza meteo, tra acqua che andava e veniva, aveva innescato il patatrac. E la sparizione di una ruota di Eddie.
Pancani il benzinaio ascolta compito la descrizione dei fatti e quindi fulmina Ross con una raffica alzo zero: scusi, sta per caso cercando di dirmi che Salo è rientrato in pista su cinque ruote?…
Da quel giorno, Brawn non andò mai più a fare benzina da Pancani.
Ora faccio un passo indietro.
Alla vigilia della trasferta al Nurburgring, avevo scoperto (e l’avevo scritto) che Irvine aveva disputato le gare di Spa e Monza con un telaio “logoro”. Cioè la sua macchina non era strutturalmente in condizioni ottimali.
La Ferrari ammise la cosa, pur ridimensionandone il significato. Comunque, Eddie ebbe un telaio nuovo.
Debbo dire che l’atmosfera era pregna di cattivi pensieri. Io mi sforzavo di restare lucido. Secondo me, al netto delle speculazioni e anche degli errori, una cosa tagliava la testa al toro e al topo.
Se i vertici Ferrari non avessero voluto vincere il mondiale piloti (dopo vent’anni!) con Irvine, futuro driver Jaguar, beh, ad Hockenheim avrebbero lasciato trionfare Salo, no?
E la penso ancora così.
Poi, che all’interno della Scuderia fortissimo fosse il rimpianto di Schumi, ecco, questo era un altro discorso.
Ma venne l’episodio della ruota misteriosamente scomparsa e a quel punto il vortice dei sospetti ingoiò tutto e tutti.
Non so se siete mai stati al Nurburgring.
È un posto che adoro e non solo perché respiri la storia, inali la leggenda. Quando arrivi ad Adenau, sei come sommerso da uno tsunami di ricordi.
I tedeschi per molte cose non sono simpatici. Ma amano l’automobilismo come noi. Sono latini, nella loro passione per le corse.
Il Ring, per quanto rimpicciolito dopo il dramma di Lauda del 1976, ha un solo difetto.
Il cielo.
Non ci si capisce mai un cazzo.
Arrivavo la mattina in maglietta perché faceva un gran caldo e tre ore dopo battevo i denti perché la temperatura si era abbassata e veniva giù acqua a catinelle.
Allora io mi rifugiavo nel bar della sala stampa e mi riscaldavo azzannando salsiccine crude che erano la fine del mondo. Pessime per la mia salute, ottime per il palato.
Ma insomma.
Venne la domenica della gara è abbastanza presto fu chiaro che la variabile meteo avrebbe trasformato il Gran Premio in un terno al lotto.
Motivo in più per tenere altissima la concentrazione.
Al muretto Ferrari non ci riuscirono.
In un delirio di ordini e contrordini, metto le gomme da bagnato no quelle da asciutto, con Salo involontariamente tra i piedi, in effetti una ruota di Eddie andò perduta.
Sono passati più di vent’anni. Io non sono Dumas anche se a scrivere sono bravino e insomma dopo vent’anni trovo ancora gente che educatamente mi chiede: ma fecero apposta, per frenare Irvine e un sogno iridato che forse era soltanto suo?
No.
Non fecero apposta.
E debbo dire che nemmeno Eddie lo ha mai pensato. Perché lui conosceva, come me, le persone che fisicamente si occupavano del cambio gomme. Ci lavorava assieme da anni. Era gente che gli voleva bene. È inimmaginabile che quei meccanici si siano messi d’accordo per pugnalarlo alla schiena.
Non ci credo.
Non fu un delitto.
Fu un errore.
Il che è peggio, intendiamoci. Perché la assenza di dolo certifica l’inadeguatezza. Ti stai giocando un mondiale che non vinci da vent’anni e fai una cappella del genere?!?
Forse Salo era uscito su cinque ruote?!?
Mi restano da aggiungere un paio di cose.
La prima.
Al Ring Eddie non guidò bene, tanto che subì la rimonta di Hakkinen, che aveva avuto un sacco di problemi. Comunque è vero, cronometro alla mano, che senza il tempo perduto a caccia della ruota perduta Irvine sarebbe uscito dal Gp di Europa in vantaggio sul finnico in classifica, invece la domenica sera la classifica vedeva Mika avanti di due punti, 62 a 60.
La seconda.
A causa del giallo pneumatico, passò praticamente inosservata la stupefacente vittoria di Herbert con la Stewart. L’ultima per entrambi, pilota e team. L’unica per il vecchio Jackie come costruttore, visto che aveva appena venduto la scuderia alla Jaguar.
Calo’ la notte. Dormivo non so più dove, in un albergo di Crante Cermania.
Squillò il telefono.
La voce la conoscevo benissimo.
Dopo questo disastro, mi disse la voce, Schumi deve assolutamente tornare in pista in Malesia per dare una mano a Irvine, non possiamo accettare i sospetti. Michael farà’ un test al Mugello nei prossimi giorni. Stay tuned.
Ormai la realtà aveva superato la fantasia.
(5.continua)