Mettiamo che Ricciardo, come paventato da molti, sia costretto a cambiare motore in Canada. Subirebbe una penalizzazione drastica sulla griglia di partenza. Bel modo di festeggiare la recentissima impresa di Montecarlo.
Una volta di più, a prescindere dalla identità della…vittima, voglio segnalare tutta la mia contrarietà a norme che stanno umiliando il Dna della Formula Uno.
Già è discutibile la svolta “risparmiosa” in generale, anche se posso arrivare a capirne la logica. Cioè non mi scandalizzo se uno dice: l’industria automobilistica spinge per prodotti con determinate caratteristiche, in sintesi meno consumi e più efficienza, dunque anche la vettura da competizione deve adeguarsi ai parametri nuovi. Non è esaltante per un appassionato della velocità, anzi è deprimente vedere piloti costretti ad alzare il piede.
Ma ci può stare.
Quello che non ci sta è il meccanismo sanzionatorio. Perché deve pagarlo il pilota, il cambio di motore o quello che è? In questo modo viene mortificato preventivamente il talento, si riduce lo spettacolo, in breve si rende un cattivo servizio al pubblico e allo sport.
In questo caso, io sono per la flat tax.
Tassa piatta.
Cioè se Ricciardo cambia power unit deve pagare solo la Red Bull, che non potrà conteggiare i punti eventualmente ottenuti dall’australiano nella classifica riservata ai costruttori.
Prima ci arrivano, meglio è.
Ma ci arriveranno?