Conversando recentemente con un amico comune, Toto Wolff gli ha spiegato che il team Mercedes indirizzerà soltanto il trenta per cento delle risorse umane e finanziarie sul progetto della monoposto 2021, mentre il restante settanta per cento è già utilizzato in funzione 2022.
Detta così, potrebbe persino sembrare una affermazione banale. Si sa che la pandemia ha fatto slittare di (almeno, vista l’aria da virus che tira, ahinoi) almeno dodici mesi l’introduzione del nuovo regolamento tecnico.
Ma, approfondendo un poco, in questo metodo di lavoro, certo facilitato dalla enorme mole di successi, è anche possibile cogliere l’eco di una filosofia, se mi passate il termine.
Sapete chi ricorreva allo stesso approccio, calibrato su tempi medio-lunghi?
La Ferrari di Montezemolo, Todt, Brawn, Byrne, Martinelli, Domenicali, Schumi (e anche di Binotto e di Colajanni).
È ben curioso. Attraverso alterne e non di rado incomprensibili vicende, la Ferrari si è dimostrata incapace di apprendere da se stessa.
Invece Mercedes, adattandolo alla modernità, ha copiato quel modello.
Il 70 per cento investito sul 2022.
Con un intero 2021 da correre.
Vado a farmi un caffè doppio.