Con 5 week end su 6 da Gran Premio, è giusto rifiatare un attimo.
Chi lo desidera può parlare di MotoGP, mentre io mi abbandono alla mia malattia senile.
Il Dottor Divago (e divagando tra parentesi dirò che gli spostamenti annunciati ieri da Mercedes seguono una logica aziendale molto sana, estranea agli eventi di questo 2018. E il mio amico Aldo Costa merita tutte le soddisfazioni che ha avuto, giusta compensazione per il torto subito nel 2011 per volere di Voldemort, Tu Sai Chi).
Allora, Hockenheim.
Il 1994.
Fine luglio.
La Ferrari non vinceva un Gran Premio da quasi quattro anni.
Una roba da non crederci, oggi.
Mi sono sciroppato dal vivo Gran Premi dall’autunno 1990 all’estate del 1994 senza mai vedere vincere la mia macchina Rossa.
Spaventoso.
Oggi non lo reggerei più.
Allora ero giovane giovane e inseguivo il Sogno.
Insomma, 1994.
Sabato.
Prima fila tutta Ferrari. Alesi e Berger. Berger e Alesi. Gianni e Pinotto. Stanlio e Ollio. Ric e Gian.
Adorabili.
Domani vinciamo, mi disse il sabato sera il mio nuovo amico Gamberini. E mi spiegò: Berger spesso si addormenta al volante ma qui è quasi tutta dritta, se si appisola il piede cala sull’acceleratore,basta che si svegli per le poche curve ed è fatta.
Al via ci fu un groviglio da paura, Gerardone uscì indenne, sonnecchiò come il poeta Omero e frantumò il digiuno più lungo. Già ne aveva interrotto un altro, nel 1987 a Suzuka.
Mi viene in mente che mi feci anche un pianto per la vittoria. Capirai, dopo quattro anni o quasi di viaggi malinconici!
Hockenheim.
1999.
Non c’è Schumi, infortunato.
Avrebbe trionfato Salo, il sostituto. Ma Todt, giustamente, gli disse: ragazzo, fai passare Irvine, che lotta per il titolo.
Mika obbedì ma Irvine era un po’ come Berger.
Si appisolava.
Allora Salo via radio si appellò a Todt. Capo, potreste pregare Eddie di accelerare? Gli altri ci stanno arrivando addosso…
Irvine fu risvegliato da un urlo terrificante sotto il casco.
Vinse.
Da quella domenica per noi tutti, io i meccanici Montezemolo gli ingegneri, Eddie Irvine diventò…Din Don Dan.
Che bella vita che ho fatto.