“C’è un pilota che sa di potersi prendere un rischio. E c’è un pilota che sa che deve prendersi un rischio. Sono stati d’animo molto diversi. E questa, fidati, è stata la vera differenza tra Hamilton e Vettel nel 2018…”
Come taluni frequentatori di questo ameno luogo forse ricorderanno, per me Mauro Forghieri è come un vecchio zio (anche se, confesso tra parentesi, pur avendo 25 anni più di me, insomma, è più lucido lui, ehm ehm).
Ci siamo sentiti, tra le altre cose, perché nell’inverno di quaranta anni, a dicembre del 1978, stava nascendo la Rossa iridata di Jody e di Gilles. La T4.
“La mia ultima macchina a vincere il mondiale -sospira Furia- Anche se in verità tra i costruttori ci imponemmo poi anche nel 1982 e nel 1983. Ma alla mia età non conviene riaprire ferite non rimarginate. Di sicuro per me è stato un onore lavorare con due gentiluomini come Scheckter e Villeneuve. Erano due campioni e impararono a volersi bene…”
“Tornando al presente, io trovo legittimo ormai il paragone tra Hamilton e Senna. Appartengono naturalmente a generazioni tra loro lontane, però Lewis nell’ultima stagione ha sfoggiato una padronanza di se stesso che viene dall’autostima e dalla consapevolezza di poter contare su una auto super e una squadra top. Hamilton sa che può prendersi un rischio…”
“Vettel invece i rischi lì ha dovuti prendere e più di una volta. Io sono il primo a sostenere che il tedesco ha commesso errori, posso convenire anche con chi ritiene non sia stata una grande stagione, la sua. Ma occorre sempre tener presente il contesto. La Mercedes vince da cinque anni, la Ferrari perde da più di dieci. Sono cifre che hanno un peso…”
“Leclerc mi piace come piace a tutti i veri appassionati. Mi piace perché è veloce e ha dimostrato di esserlo con una vettura non irresistibile. Ma attenzione: in Formula Uno non basta essere veloci. Servono anche altre qualità. Non a caso io ripeto sempre che il driver migliore con cui ho lavorato si chiama Niki Lauda…”