1. Sette giorni.
    Fra una settimana esatta, in Austria, la Formula Uno alzerà il sipario.
    Sulla stagione più anomala della sua storia.
    Sarà, credo non solo per me!, una emozione.
    Spero irripetibile, considerato il contesto.
    Perché non è vero che è andato tutto bene. Non in Italia, non nel resto del pianeta.
    Ma si ricomincia e sempre più spesso mi sento chiedere: e allora, questa Ferrari?
    Faccio una premessa.
    Non possiamo affidarci agli esiti di un anno fa sulle piste che ospiteranno le otto gare per ora previste.
    Valessero quei riferimenti, Verstappen (vedi Austria ma anche Ungheria) e Leclerc (vedi Spa e Monza, ma anche Austria) sarebbero favoriti tanto quanto Hamilton.
    Solo che sapete cosa c’è stato di mezzo (e non mi sto occupando della pandemia) e dunque taluni precedenti vanno riconsiderati.
    Bisogna poi rammentare a noi stessi che la F1 è massima tecnologia, ma non è “solo” tecnologia.
    In queste settimane di vuoto, spesso mi è capitato di alludere alla insolita situazione che verrà vissuta dentro il garage Ferrari.
    Un amico carissimo, scampato se Dio vuole al Covid dopo giorni terribili, mi ha ricordato che in fondo per Ricciardo in Renault e per Sainz in McLaren sarà la stessa cosa (di Vettel, intendo).
    Ma proprio qui sta il punto.
    Con tutto il rispetto per la loro gloriosa storia, ne’ Renault ne’ McLaren sono accompagnate dalle aspettative che sempre circondano la Rossa.
    Possiamo fingere di ignorare la unicità del Cavallino, nel bene e nel male.
    E invece torna sempre fuori.
    Sarà, I suppose, una mini stagione delicatissima, per la gente di Maranello.
    Ce la racconteremo nel cuore di una estate che, ancora cinque mesi, mai avremmo immaginato.
    Ps. Temo di non avere mai ringraziato chi, da marzo in poi, nella fase più brutta della pandemia, ha perso un po’ di tempo leggendo le mie sciocchezze.
    Avete contribuito ad alleviare una dolorosa malinconia.
    Thanks.