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Ferrari-Leclerc, il Day After ImolaLeo Turrini - 25 aprile 2022
Imola. The Day After. A ceneri raffreddate. Ho alcune cose da dire. La prima riguarda noi ferraristi (intesi come tifosi, io lo sono e lo sarò sempre; della squadra parlerò poi). È evidente che non siamo più abituati. A giocarci un mondiale fino all’ultima gara (speriamo, eh). Non accade dal 2012 (Alonso versus Vettel). La […]

Imola.
The Day After.
A ceneri raffreddate.
Ho alcune cose da dire.
La prima riguarda noi ferraristi (intesi come tifosi, io lo sono e lo sarò sempre; della squadra parlerò poi).
È evidente che non siamo più abituati.
A giocarci un mondiale fino all’ultima gara (speriamo, eh).
Non accade dal 2012 (Alonso versus Vettel).
La desuetudine si traduce in terrificanti sbalzi d’umore.
Io scrivo che la Ferrari in Australia ha dominato? Esatto, ma allora perché a Imola ha perso?
Non funziona così.
Se la Red Bull avesse dei tifosi (non li ha, come marchio: i fans sono di Verstappen e in misura minore di Perez), beh, dopo Melbourne si sarebbero dovuti suicidare in massa.
Quindi, calma e gesso. Ricordiamoci del 1997, 1998, 1999, 2000, 2003, 2007, 2008, 2010, 2012.
Al netto di ogni epilogo, nell’economia di quei campionati ci furono alti e bassi. E in assoluto io mi auguro sia così anche stavolta, cioè che la Rossa sia in lotta fino alla tappa finale della stagione.
Nello specifico.
Non sono d’accordo con chi ha contestato la decisione del Muretto Rosso di far rientrare Leclerc per una seconda sosta.
Era invece la cosa giusta da fare, per cercare di andare a sorpassare Perez (cosa tutt’altro che impossibile).
Tant’è vero che i Bibitari si sono immediatamente “coperti”, facendo fermare Max e il messicano.
Il punto è che, con gomme nuove, i drivers Red Bull non sono andati a sbattere.
Leclerc invece sì.
Errore del pilota, punto.
Anche qui, sarò schietto.
Capisco che nell’era web la ragione sia talvolta un optional, ma uno (io) può tranquillamente considerare Carletto un campione e al tempo stesso segnalare che ha fatto una cappella bella grossa. Chi rifiuta l’evidenza e tira in ballo misteriosi errori del Muretto Rosso, sorry, ma somiglia ad un ultrà.
Mi spiego ancora meglio. Tra quelli che ho visto guidare io, reputo Senna e Schumi i migliori.
Ciò non toglie che a mio parere Ayrton fece una gigantesca cazzata a Montecarlo nel 1988 e Michael idem con patate a Montreal nel 1999.
Entrambi lo ammisero subito (in questo, Carletto li eguaglia già) e buona lì.
Infine, capitolo sviluppi.
Premesso che vince festeggia e chi perde spiega (copyright Julio Velasco), io a Imola tutta questa differenza non l’ho vista.
La Red Bull aveva qualcosa in più, sull’umido e col freddo. Sabato nella Sprint Leclerc era davanti, fino al declino gommato. E persino nel Gp, se Carletto fosse partito meglio e fosse stato possibile utilizzare il DRS, insomma, al massimo ci sarebbe stato un decimo al giro tra lui e Max (che è un fenomeno).
Piuttosto, a me interessano gli sviluppi “in prospettiva”, perché le ferite del 2017 e 2018 bruciano ancora.
E qui sinceramente dubitare è lecito. Ma non per il verdetto di Imola.
Avrei anche qualcosa da dichiarare su Hamilton, ma come dissero i filosofi greci nell’Aeropago a San Paolo quando si mise a parlare della Resurrezione di Gesù, “di questo parleremo un’altra volta”.
Ps. Un pensiero al mio amico Michele Alboreto, nell’anniversario della scomparsa. A 5 anni dalla morte del Drake, nel 1993, mi rilasciò una intervista strepitosa. Dovessi mai ritrovarla, la pubblicherò qui.