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Ferrari, il baco dì BakuLeo Turrini - 7 giugno 2022
Il baco di Baku. Sommessamente, io credo che le ultime due tappe del mondiale abbiano offerto un’indicazione precisa, per quanto smentita poi dagli ordini di arrivo. Sia in Spagna che a Montecarlo, la Ferrari era la macchina più veloce in pista. Almeno nella versione guidata da Carletto Leclerc, che io continuo a considerare il leader […]

Il baco di Baku.
Sommessamente, io credo che le ultime due tappe del mondiale abbiano offerto un’indicazione precisa, per quanto smentita poi dagli ordini di arrivo.
Sia in Spagna che a Montecarlo, la Ferrari era la macchina più veloce in pista. Almeno nella versione guidata da Carletto Leclerc, che io continuo a considerare il leader naturale della squadra.
Quanto è successo a Barcellona e nel principato, vuoi per ila non sufficiente affidabilità vuoi per maldestra gestione delle soste ai box, trasforma l’appuntamento azero in una sorta di giudizio di appello. Ovviamente non siamo ancora sulle soglie della definitiva sentenza di cassazione, se non altro il rocambolesco 2021 dovrebbe averci insegnato quanto rimanga autentico il valore assoluto della matematica, della aritmetica. It’s not over until is over, oh Yes.
Voglio però dire questo, al netto di tutte le strumentalizzazioni che inesorabilmente accompagnano qualunque riflessione non ipocrita sugli eventi Ferraristi.
Il baco di Baku non può trasformarsi in un altro buco nero. Mica sto dicendo che la Ferrari deve prendere su e dominare. Non sono così ingenuo. Sto dicendo, invece, che dalla squadra, in tutte le sue componenti, sottolineo tutte le sue componenti, è doveroso attendersi una testimonianza di maturità.
Per capirci. Zero errori, dalla gestione delle scie alla interpretazione delle sorprese sempre in agguato sul tracciato vagamente demenziale.
A Maranello, si respira una cauta fiducia, cioè nessuno pensa, a oggi, che una vittoria sia fuori portata. Sarà interessante, tecnicamente parlando, osservare la prestazione della macchina su quel rettilineo infinito, che molto rimanda alle brutture architettoniche dell’era sovietica.
Forse tanto si deciderà lì.
Ma ne riparleremo.