In breve.
Non è che che ci volesse Einstein per evitare di conclamare la presunta superiorità del mezzo Ferrari sul mezzo Mercedes.
Bastava guardare le cose senza paraocchi da Melbourne in poi.
Io che sono un povero babbeo, figlio di un muratore, assurdamente e incredibilmente pervenuto ad una immeritata fama professionale, ecco, io, dal profondo della mia ignoranza plebea, sempre ho sostenuto che la Ferrari, dopo anni, aveva praticamente raggiunto la Mercedes.
Non l’aveva sorpassata.
Del resto,bastava parlare con l’ultimo dei meccanici, anche non Ferrari!, per sentirsi dire che l’equilibrio era assoluto.
E questo spiega, sempre per chi non si crede Einstein, il verdetto del sabato di Singapore.
Il talento enorme di Hamilton non è in discussione. Almeno, io non l’ho mai discusso.
La Ferrari toppa qualcosa nella combinazione assetto gomme e sta sotto di oltre mezzo secondo.
Così diventa chiara la differenza, ovviamente esasperata dal giro imperfetto di Vettel e di Raikkonen. Che non hanno mai avuto la macchina dominante, così come dominante non è la Mercedes, in questo 2018.
Mi scuso con chi non capisce. Anche a me piacerebbero vita e Formula Uno in cui esistono soltanto il bianco e il nero.
No, ragazze e ragazzi.
C’è il grigio (non Mercedes, spero!) di mezzo.
È dura, eh! Nel nostro privato e da tifosi. Non si finisce mai di imparare, di soffrire, talvolta anche di gioire.
Chi cerca sentenze, anche a proposito di Leclerc, qui ha sbagliato indirizzo.
Buona domenica, anche ai maleducati che infestano il mio giardino. Mi consola il pensiero che non saranno costoro a mancare a me.