Si vede che è destino.
La Ferrari in pole a Monza è sempre una bella cosa, nonché un evento ahimè raro.
E incasinato!
Non è rara la mia voglia di scrivere sempre quello che penso.
Senza pretendere sia condiviso, ci mancherebbe.
Ma me lo posso permettere.
Allora, Leclerc è un grande. Punto.
L’ultimo giro del Q3 è però una macchia sulla sua immagine.
Punto anche qui.
Non conosco eventuali provvedimenti Fia e nemmeno mi interessano, li commenterete voi nel caso.
La Ferrari ha una regola.
Non da oggi.
Stabilisce a inizio stagione chi tira la scia a chi, sulle piste dove la scia fa la differenza.
A Monza, nel Q3, al primo assalto toccava a Seb trainare Carletto.
Nel secondo assalto, ruoli invertiti.
Punto anche qui.
Leclerc, in un contesto di grande casino non imputabile a lui, non ha fatto quanto doveva.
Non è questione di regole.
È questione di lealtà.
Badate bene, così ci capiamo senza equivoci.
Schumi era il Campionissimo. Talvolta leale non era.
Senna era il mio mito personale. Talvolta leale non era.
Leclerc sta in buona compagnia.
A me il suo atteggiamento non è piaciuto, l’ho scritto anche a chi comanda in Ferrari, amen.
Magari ho torto ma mangio Formula Uno da quasi cinquant’anni.
Aggiungo, in prospettiva, che questa pole al veleno per Carletto rischia di rivelarsi un boomerang.
Accanto a Vettel al via, da primo o da secondo, avrebbe avuto chances in più.
Così, con le Mercedes sulla coda, non so.
E Vettel è incazzato.
Anche io sarei incazzato al posto suo.
Peccato.
Ultima cosa.
Deve esserci una idiozia diffusa ai box, se tutti aspettano l’ultimo istante utile (che poi utile non si rivela) per tornare in pista.
Così si uccide l’emozione, così si mortifica la passione della gente. Spero che Fia, Liberty Media e i team lo capiscano.
Meno webeti si paleseranno qua sotto e più contento sarò.