Comunque la pensiate sulla Formula E, prendiate atto che a Roma il presente in loco Toto Wolff ha perso il primo atto, con due Mercedes spiattellate tra loro.  Non che in F1 accada spesso!

Sull’evento dell’Eur, cedo la parola all’inviato cloggaro sul posto, l’elettrico nonché elettrizzante Santini.

 

SANTINI SCRIPSIT

Doppio round per la Formula E nella città eterna, con la seconda manche che prenderà il via domani alle ore 13. Da cloggaro presente all’evento, non posso che avere sentimenti contrastanti per quanto riguarda questo personale ritorno nel paddock… Da una parte infatti c’è grande gioia per il ritorno del motorsport mondiale sul suolo italico, con Imola che la prossima settimana farà il bis con la Formula 1. Dall’altra è impossibile non essere tristi nel constatare l’assenza di pubblico, a più di un anno dall’inizio di questo strazio, il che chiaramente rende ben più difficile godersi il tutto nonostante la suggestiva cornice. A questo proposito, l’organizzazione è stata semplicemente impeccabile nel tentare di ridurre l’impatto delle nuove ondate pandemiche, con un sistema di tamponi a tappeto su tutti i presenti nella “bolla”. Quanto alla pista (o meglio, alla città), come dalle migliori abitudini della serie elettriche, la gara di oggi non è stata scevra di colpi di scena con almeno quattro differenti leader di gara diversi in meno di 45 minuti effettivi di gara (causa partenza e arrivo sotto Safety Car). Cito la durata della gara poiché credo sia un tema centrale per tutti quelli che hanno paura dell’arrivo della Sprint Race in Formula 1. Come giustamente scritto dal Nume negli scorsi giorni su queste pagine, risulta infatti estremamente necessario uno svecchiamento del format della F1 (non tanto per noi appassionati storici, quanto in prospettiva). Su questo tema la Formula E può essere di grande riferimento anche per il grande Circus: ad esempio la gara odierna di Roma è stata estremamente influenzata proprio dalla durata e dall’utilizzo dell’Attack Mode da parte del gruppo di testa. La modalità suddetta, seppur figlia della generazione videogame, risulta essere un meccanismo meno iniquo rispetto al DRS ed al contempo in grado di mescolare a dovere le carte in tavola. Altro aspetto su cui la Formula 1 dovrebbe prendere a mio avviso esempio dai cugini a batteria è quello della competitività generale della griglia: ad eccezione di pochi piloti in difficoltà, ogni squadra era potenzialmente in lizza per la vittoria, con 8 diversi team nei 10 a punti. Per la cronaca, il successo di tappa è andato a Vergne, vecchia conoscenza del Circus e già bicampione del campionato elettrico. Uno che non aveva sfigurato al fianco di Ricciardo in Toro Rosso, attualmente alla guida di quella DS che ha dominato lo scorso campionato e che è parte del neonato gruppo Stellantis tanto quanto Maserati e Alfa Romeo. Risulta difficile far appassionare un certo pubblico italiano senza l’impegno di piloti o costruttori italiani, chissà che l’eventuale arrivo di un brand di questi non possa aiutare…