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Zoggia: “Scissione Pd, Bersani e D’Alema compatti verso un nuovo partito”

Pier Luigi Bersani, per la prima volta, non esclude la scissione. Uno dei suoi fedelissimi, il dem Davide Zoggia, cerca di fare chiarezza. In primis, sulla minoranza Pd che, al di là delle chiacchiere di Palazzo, “è compatta”. Bersani sembrava un po’ defilato rispetto a Massimo D’Alema, ribattezzato mister 10%… “Non c’è nessuna divisione ideologica tra […]

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Pier Luigi Bersani, per la prima volta, non esclude la scissione. Uno dei suoi fedelissimi, il dem Davide Zoggia, cerca di fare chiarezza. In primis, sulla minoranza Pd che, al di là delle chiacchiere di Palazzo, “è compatta”.

Bersani sembrava un po’ defilato rispetto a Massimo D’Alema, ribattezzato mister 10%…
“Non c’è nessuna divisione ideologica tra le varie anime della minoranza. Ho avuto contatti, ho partecipato a incontri. C’è un comune sentire”.

Bersani, insomma, seguirà D’Alema nella scissione…
“Hanno la stessa identica finalità. Certo, prima tenteranno di rilanciare il Pd, ma se viene loro impedito tutti, da D’Alema a Bersani, fino a Speranza, andranno da qualche altra parte”.

Quali sono le condizioni per restare nel Partito Democratico?
“Primo: cambiare la legge elettorale. Secondo: il governo. Non si può staccare la spina a Gentiloni senza considerare i problemi che affliggono l’Italia, dal lavoro al sociale alle emergenze europee. Terzo: il congresso. C’è una questione di democrazia all’interno del Pd che non si può sottovalutare. Infine, c’è il nodo alleanze nel centrosinistra: va fatta una scelta di campo”.

Non vi va bene niente. 
“Non si può passare dall’ipermaggioritario Italicum all’iperproporzionale uscito dalla Consulta, nemmeno omogeneo col sistema del Senato. Poi c’è la questione dei capilista bloccati: troppi nominati, peggio del Porcellum”.

Se Renzi nella direzione del 13 febbraio tirerà la volata alle urne, quindi, ve ne andrete?
“Saremo obbligati a guardare da un’altra parte. La strada maestra sarebbe quella di cambiare il Pd, ma se questa strada è sbarrata non ci restano che due alternative: o restare in panchina a subire o ricostruire qualcos’altro”.

Che tipo di partito immaginate?
“Più che un partito direi che sarà un movimento che raccoglierà le tante anime del centro sinistra, diverse personalità… Non siamo la sinistra rancorosa: pensiamo a un progetto di governo alternativo”.

Va bene essere ottimisti, ma al massimo il nuovo soggetto arriverà al 10-11%…
“E allora? Non è mica una questione aritmetica. Comunque sia, anche con un listone che va da Angelino Alfano a Giuliano Pisapia, al 40% non si arriverebbe”.

I renziani dicono che fate tutto questo perché, coi capilista bloccati, vi trovereste senza posti. 
“Macché. Se anche ci fosse una trattativa (che non c’è mai stata e mai ci sarà) e ci offrissero 30, 40, 50, 100 posti non cambierebbe nulla. Il problema nel Pd, a questo punto, è la linea politica. I governi devono pagare un prezzo per le scelte fatte. Succede in tutti i Paesi europei, dove, basta vedere la Francia, si sente sempre più bisogno di sinistra”.

Chi sarà il leader del nuovo movimento? Il governatore pugliese Michele Emiliano?
“Cerchiamo personalità di spicco ed Emiliano è sicuramente una di queste. Il suo ruolo in Puglia è importante, ma la sua figura va sicuramente oltre i confini regionali. E poi sono d’accordo con lui: è Renzi che sta facendo la scissione del Pd”.

Dica la verità: a questo movimento ci state pensando dai tempi del referendum.
“Ormai quella fase è finita. Stiamo solo pensando di coprire uno spazio politico che, ad oggi, il Pd non copre”.

Se si va al voto ad aprile o a giugno siete pronti?
“Siamo gente che lavora anche 18 ore al giorno…”.

Potreste avere un problema di fondi: avete bussato alla porta di Ugo Sposetti che detiene la cassaforte dei Ds?
“A questo non ci abbiamo ancora pensato”.

Intervista pubblicata su QN il 1° febbraio 2017

Twitter: @rosalbacarbutti

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