Monastero Santa Rosa (Foto Maurice Naragon)
Monastero Santa Rosa (Foto Maurice Naragon)

Milano, 12 maggio 2016 - A volte le storie destinate a durare un battito d’ali, generate dal destino più che dalla consapevolezza, finiscono per durare in eterno. Non è la norma e ad accompagnarle è un felice insieme: la spinta dettata dall’istinto di non voler buttare nulla all’ortica, sia un’occasione o un pugno di farina, coniugata con la curiosità tipica dell’animo umano del vedere cosa accade percorrendo strade inedite. Se non fosse stato per questi due ‘ingredienti’, chissà se mai sarebbe stata inventata quella che oggi è universalmente riconosciuta come una tra le inimitabili delizie per il palato, ovvero la sfogliatella Santa Rosa.

Sfogliatelle Monastero Santa RosaTutto nacque nel seicentesco monastero di clausura che ha prestato il nome al dolce e che, mantenendo ed esaltandone la strategica bellezza, si è trasformato in uno splendido resort sospeso tra cielo e mare (www.monasterosantarosa.com). Da luogo di preghiera a meta prediletta da giovani sposi alla ricerca di un angolo incantato nel mondo dove trascorrere una luna di miele degna davvero di questo, spesso mal soppesato, nome. E se non è miele è comunque dolcezza allo stato puro quella emanata dal luogo e dalla sfogliatella stessa che proprio in queste stanze è lievitata per la prima volta. Tutto iniziò per l’appunto in una giornata di mezza estate quando una suora di clausura inventò lì per lì qualcosa pur di non sprecare un po’ dell’impasto lievitato e utilizzato per il pane che, ogni quindici giorni, le sorelle erano solite donare alla gente del posto. Aggiunse quindi un po’ di sugna, zucchero e un bicchiere di vino bianco, tutti ingredienti di cui vi era abbondante traccia nelle cantine del convento. Quindi stese il tutto fino a creare una forma analoga a quella di una pizza, che poi divise in due. Al centro di una delle due parti pose una specie di crema fatta con semola di farina, latte e zucchero, pezzetti di frutta secca fra i quali quelli delle nocciole tostate e, tocco finale, due amarene sciroppate. Tutti prodotti provenienti dalle terre e in particolare dall’orto del convento dove la natura è straripante di fiori e profumi tipici di questa terra baciata dal sole e dalla brezza marina. Coperto il tutto con l’altra parte dell’impasto, quella che sarebbe diventata la prima sfogliatella della storia fu infornata. Passata meno di un’ora, un profumo sublime inondò corridoi e celle fino a spingersi alle poche case del borgo di Conca dei Marini. Si gridò al miracolo, anche se culinario, e da quel dì, per celebrare il prodigio, nel mese di agosto quando si celebra la festa della santa protettrice Santa Rosa da Lima, il dolce viene distribuito gratuitamente a tutti i cittadini. Nel rinato monastero il miracolo si ripete ogni giorno, da quando, proveniente dalla cucina della tristellata Pergola di Roma, è arrivato lo chef Cristoph Bob a infornare ogni giorno il dolce diventato simbolo della costiera per offrirlo a colazione agli ospiti dell’hotel. 

Piante di limoni al Monastero Santa RosaLa storia racconta che Bianca Sharma, americana del South Carolina, si fosse innamorata dell'edificio in rovina navigando, nel lontano 1999, con alcuni amici nel Golfo di Sorrento. Lo acquistò e ne iniziò il recupero architettonico, tra vincoli e sequestri, modifiche al progetto e un investimento economico che non ha mai voluto rivelare. Un sogno che ha impiegato oltre un decennio per diventare realtà. Ventisette stanze in tutto, realizzate accorpando le celle delle suore, mantenendo inalterata l’originaria semplicità e l’atmosfera del luogo. Un restauro attento che ha ridonato l’austero splendore esaltando gli spazi che si affacciano sul mare, a partire dalla piscina a picco sulla scogliera per continuare sulle terrazze/giardino dove l’occhio può spaziare fino a toccare il sole quando tramonta sul mare riflettendosi sul Tirreno.  L' architetto Francesco De Martino ha infatti lasciato intatte le porte, le volte a crociera, gli ampi corridoi e persino la nicchia confessionale usata dalle suore dove c' è ancora l'inginocchiatoio di legno. All' ingresso la grata settecentesca in ferro e la ruota di legno ricordano la vita del monastero. Uno spazio per ritrovare armonia e spiritualità, dove la qualità stellata del servizio è arricchita dal sorriso familiare di chi vi lavora. Un angolo di costiera dove immergersi senza remore sapendo di potervi trovare ogni bellezza che offre questo spicchio incantato dell’Italia. Facendosi viziare e coccolare nella Spa o immergendosi nella lettura in un angolo del giardino all’ombra di un limone inebriati dai profumi dei gelsomini perennemente in fiore.

di MARION GUGLIELMETTI

marion.guglielmetti@ilgiorno.net