Un iPhone e il logo della Apple (Afp)
Un iPhone e il logo della Apple (Afp)

New York, 1 marzo 2016 - Oggi, per la prima volta dopo settimane di 'guerra' sulla privacy,  Apple e Fbi entreranno nella stessa aula, anche se in momenti diversi: prima il capo della polizia federale James Comey e poi il direttore dell'ufficio legale di Cupertino, Bruce Sewell, testimonieranno davanti alla commissione Giudiziaria della Camera.

I membri della commissione vogliono per primi farsi una idea più chiara sulle due posizioni: da una parte c'è Apple che da giorni sostiene di non volere rispettare la richiesta di Washington che vuole che decritti il cellulare del killer della strage di San Bernardino, California. Dall'altra c'è la polizia federale che sostiene non si tratti di una violazione della privacy. L'amministratore delegato Tim Cook ha più volte detto che "gli hacker e i cyber criminali potrebbero usare questo (la debolezza creata con un decrittaggio, ndr) per entrare nella nostra privacy e nella nostra sicurezza personale".

IL PRECEDENTE -  Intanto ieri Apple ha archiviato la prima vittoria, anche se non direttamente in questo caso. Un giudice di New York ha infatti stabilito che Apple non deve collaborare con le autorità e decrittare i dati di un iPhone in un caso di droga. Una decisione che potrebbe essere un precedente importante all'interno del processo di San Bernardino, che invece inizierà il prossimo 22 marzo. "Alcuni di voi avranno un iPhone nella lora tasca adesso e se ci pensate ci sono più informazioni immagazzinate su quell'iPhone di quelle che un ladro potrebbe trovare entrando nelle vostre case", si leggere nel documento che pronuncerà oggi il legale. "Quando l'Fbi è venuto da noi gli abbiamo dato tutte le informazioni che avevamo legate alla loro indagine su San Bernardino", conclude Sewell.

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