Il sogno di chi è cresciuto con i cartoni animati di "robottoni" quali Jeeg Robot e Mazinga Z si è avverato: il 17 ottobre Stati Uniti e Giappone hanno fatto a cazzotti con dei colossi meccanici, in quella che verrà ricordata come la prima storica battaglia fra robot giganti.

UN MATCH ATTESO A LUNGO
L'evento ha visto finalmente la luce dopo due anni di preparativi, durante i quali gli sfidanti, la compagnia americana MegaBots e la giapponese Suidobashi, hanno affinato le loro rispettive tecnologie, cercando nel frattempo di raccogliere fondi per allestire un combattimento in grande stile, con riprese spettacolari e diretta streming. Durante la marcia di avvicinamento non sono mancati i filmati promozionali per accrescere l'hype degli appassionati, come questo qui sotto che mostra i robottoni americani mentre cannoneggiano a destra e a manca.



I ROBOT SUL RING
MegaBots ha schierato Eagle Prime (MK3), un mostro metallico alto cinque metri e pesante undici tonnellate. Sul versante opposto, Suidobashi ha gettato nella mischia Kuratas, un robot più piccolo ma non per questo meno temibile, che raggiunge un'altezza di quasi quattro metri e un peso di sei tonnellate. In entrambi i casi, i robot erano guidati da un operatore alloggiato in una piccola cabina.

CHI HA VINTO
La battaglia si è svolta in tre round. Nella prima ripresa gli americani si sono scaldati schierando Iron Glory (MK2), un robottino "di riserva" che infatti è andato al tappeto dopo pochissimi secondi, insieme al suo guidatore in cabina di pilotaggio. Per il Giappone si è trattata però solo di una breve illusione: nei due turni successivi è sceso in campo il gioiello Eagle Prime, che ha fatto (letteralmente) a pezzi l'avversario, tra proiettili di vernice e seghe circolari. Da MegaBots hanno fatto scherzosamente sapere di non avere nemmeno usato tutte le armi a disposizione, per non distruggere l'avversario troppo presto e attentare all'incolumità del pilota giapponese. In attesa di una rivincita, potete mettervi comodi e riguardare tutto il combattimento qui: