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Speciale Stop al bullismo

LA RICERCA

Bullismo on line con video e sms
Vittima uno studente su tre

Sempre di più i 'bersagli' prescelti vengono bombardati sul web. I dati di una ricerca condotta dalla cattedra di Psichiatria dell’Università di Chieti parlano di depressione per i 'perseguitati' e di disturbi antisociali per i bulli 'digitali'

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Roma, 22 giugno 2009 - Sms offensivi, minacce via cellulare, video e foto molesti che finiscono su internet: uno studente su tre subisce atti di bullismo online, nel 70% dei casi a scuola e soprattutto durante l’anno dell’esame di maturità.

A lanciare l’allarme una ricerca condotta su 700 studenti delle scuole medie superiori di Chieti dalla cattedra di Psichiatria dell’Università di Chieti, in collaborazione con la Cooperativa Lilium di accoglienza e recupero di minori provenienti da tutta Italia.

Vent’anni fa, sottolineano i ricercatori, c’erano le scritte sui muri o le voci malevole sul conto della vittima di turno. Oggi i ragazzi mettono su YouTube video imbarazzanti dell’amico da ridicolizzare, bombardano i loro ‘bersagli' con scherzi telefonici e sms offensivi e minacciosi, intasano la posta elettronica con e-mail di insulti. È il cyberbullismo, un fenomeno in crescita. E gli psichiatri avvertono: in un caso su dieci la vittima di bullismo digitale soffre di depressione, mentre i cyberbulli sono destinati a sviluppare in futuro disturbi antisociali nell’8 per cento dei casi.

Secondo i dati raccolti, la metà degli episodi di cyberbullismo avviene durante l’anno dell’esame di maturità, quando si esasperano i confronti fra studenti. In 4 casi su dieci si prende di mira la vittima per il modo di vestire o per un difetto fisico, in 3 su dieci per il colore della pelle o per il buon rendimento scolastico; in un caso su due gli episodi si ripetono più volte e il 70 per cento degli atti di bullismo digitale ha per teatro la classe o altri luoghi della scuola.


"Durante l’esame aumentano lo stress e la paura di essere inadeguati; ciò si traduce in atteggiamenti aggressivi verso i compagni ritenuti più deboli e manipolabili perchè incapaci di difendersi" - osserva Massimo di Giannantonio, coordinatore della ricerca e Ordinario di Psichiatria all’Università di Chieti. "I motivi che spingono i ragazzi ad assumere atteggiamenti di prepotenza ‘digitale' nei confronti di altri sono gli stessi del bullismo tradizionale: il tentativo di ottenere maggiore popolarità nel gruppo, la voglia di riscattarsi o vendicarsi, il semplice divertimento per passare il tempo e vincere la noia". "Sono a rischio di diventare cyberbulli - continua di Giannantonio - i ragazzi che passano molto tempo in rete, magari frequentando gruppi online dove si affrontano temi legati a comportamenti sessuali a rischio o violenti, e quelli che amano i videogiochi con contenuti inadeguati o aggressivi: questi elementi, infatti, rinforzano nei ragazzi l’idea che tutte le interazioni virtuali e la violenza online siano solo un gioco". 

Sembra inoltre che i bulli esportino nella società comportamenti appresi in famiglia: "Se in casa non c’è interesse verso i figli nè dialogo, e prevalgono sopraffazione e violenza, si hanno tutte le premesse perchè il figlio diventi un bullo - riprende lo psichiatra. "Al contrario, se in famiglia c’è la tendenza alla menzogna e a fuggire dalle responsabilità e dai problemi, si pongono le basi perchè i ragazzi siano oggetto di sopraffazioni. Il modo migliore per mettere al riparo i figli dal bullismo, o almeno far sì che poi raccontino le loro esperienze, è educarli all’indipendenza, al rispetto delle regole, alla sicurezza in se stessi"










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