Italo Cucci

La Lituania? La Cassandra che mi perseguita sibila all’orecchio "C’è sempre una Corea…". Allontano i profeti di sventura ma ripesco nella storia quanto poco sappiano gustare, certi tifosi (stavo per dire “certi italiani”), i trionfi della loro Nazionale e dei loro campioni. Bastano due pareggi con Bulgaria e Svizzera ed ecco apparire cahiers de doléances pieni di dettagli negativi poco rispettosi del meritato titolo continentale conquistato a Wembley. Lí Gigio Donnarumma parò il rigore a Saka e fu portato al settimo cielo, a Basilea Sommer ha parato il rigore di Jorginho ma la colpa è tutta del nostro eroe che più d’altri ha contribuito al successo europeo dell’Italia: certo poteva evitare di ripetere un gesto che Sommer aveva giustamente registrato ma passare in cosí breve tempo dal Trionfo del Mantegna (guarda un po’ custodito a Londra) al wagneriano Crepuscolo degli Dei è tipico del tifo nostrano (“Non fidarti mai delli italiani” scriveva Brera, appioppando il suo malpensiero all’incolpevole Guicciardini). Jorginho aveva da poco ricevuto il messaggiomedaglia d’oro di Pelé (“Sei un grande”) ed eccolo già sbalzato dal piedistallo (per non dire di Immobile, già trasferito a Porta Portese). Ho celebrato più volte l’autunno del nostro scontento, cerimonia abituale dopo i grandi successi dell’onorevole calcio italiano.

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