Primoz Roglic (Lapresse)
Primoz Roglic (Lapresse)

Alto de la Cubilla (Spagna), 9 settembre 2019 - Jakob Fuglsang si presenta solo al traguardo della sedicesima tappa della Vuelta 2019 da Pravia ad Alto de la Cubilla di 144,4 chilometri. Il danese dell'Astana la spunta con un allungo vincente nell'ultimo tratto dell'ascesa conclusiva. Il 34enne, dopo un inizio brillante di stagione con la vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi, era stato molto sfortunato al Tour de France per via di un infortunio, ora il riscatto.

Primoz Roglic, maglia rossa, aumenta il proprio vantaggio su Alejandro Valverde. Domani ultimo giorno di riposo, a Burgos, nella Comunità di Castiglia e Leon. La gara spagnola ripartirà mercoledì con la 17esima frazione, da Aranda de Duero a Guadalajara, lunga 219,6 chilometri.

 

I voti di Angelo Costa
 

10 a Fuglsang

Uscito subito dalla classifica dopo esser uscito dal Tour per via di una caduta, il danese si riscatta centrando il primo successo in un grande giro. E’ il premio ad un atleta serio che quest’anno si è regalato la miglior stagione, vincendo la Liegi dopo aver corso le classiche da protagonista e conquistando pure il Delfinato: non vincerà la Vuelta, di sicuro ne esce a testa altissima.

 

9 a Roglic

Salendo verso il traguardo, cade nella tentazione di rincorrere Lopez e Pogacar, che litigano per il podio. E’ un attimo di debolezza, dal quale lo sloveno si riprende in fretta: accortosi che comunque Valverde è in difficoltà, rifiata, si riporta sui due che lo precedono e con loro arriva a destinazione. E’ la conferma che, per restare Primoz, non bastano le gambe, ma serve anche la testa.
 

8 a Geoghegan Hart

Dopo il terzo posto di domenica, si ripete conquistando immediatamente un secondo posto: può maledire il giorno di riposo, che gli toglie un successo sicuro. Battute a parte, il talentino britannico può maledire solo una forma arrivata col passare delle tappe, dopo una partenza complicata: merita un giorno di gloria, ma anche così conferma di meritare un posto fra gli emergenti.
 

7 a Pogacar

Si limita all’ordinario, controllando le sfuriate di Lopez che prova a sfilargli il terzo posto in classifica. Lo fa benissimo, implacabile come Gentile con Maradona e Zico al Mundial ’82, tempista come un attento veterano, lucido come chi sa di avere ottime gambe, ma non intende sprecare energie perché resta ancora una settimana di corsa per completare una grande Vuelta.

 

7 a Brambilla

Riprova la fuga dopo quelle che non sono andate a buon fine nei giorni scorsi, se la gioca benissimo fino alla salita finale, ma lì trova una concorrenza di altissimo livello, oltre che la coppia Astana formata da Fuglsang e Leon Sanchez: chiude al quinto posto, il minimo per la volontà e le energie che ci mette, comunque già qualcosa per una Vuelta che di italiano ha poco o nulla.
 

6 a Majka e Pernsteiner

Stando a ruota, senza mai mettere il naso fuori dalla tana, ma senza nemmeno perdere la scia dei gruppi che contano, continuano entrambi a vivere alla grande: il polacco scippa per una manciata di secondi il quinto posto a un Quintana (voto 2) che continua ad essere il primo dei big a staccarsi, l’austriaco è decimo senza aver mai dato un vero segno di sé.
 

5 a Valverde

Va in difficoltà a sei chilometri dalla cima, quando Lopez prova ad attaccare Pogacar, si gestisce benissimo ma non può evitare di rimetterci quasi mezzo minuto da Roglic. Ci sta una giornata no, specialmente di lunedì, che per i veterani come lui è abitualmente la giornata di riposo: se non è un episodio, è un segnale di stanchezza che rischia di complicargli l’ultima settimana.
 

4 alla Vuelta

Sarà la fatica che affiora, sarà l’eccesso di montagne da scalare, ma il previsto tappone si rivela un tappino. Purtroppo, è il trend di una corsa dallo spartito fisso: fuga da lontano e gruppo dei big che lascia fare. Tra le poche emozioni, quella regalata dal basco Bizkarra che mentre insegue il gruppo di testa resta senza sella: in una Vuelta formato Fantozzi, non poteva mancare chi pedala alla ‘bersagliera’…