Leo Turrini

Italia, dica 33. Medaglie. Da oggi, forse, qui da Tokyo vi parlerò di ori, di argenti e di bronzi.

No, dico, sarebbe indispensabile, recuperare il filo della cronaca esclusivamente sportiva, agonistica. Nel senso che ha detto bene il presidente del Cio, l’ex schermidore Bach, durante la cerimonia inaugurale: non possiamo e non vogliamo accettare che solo una pandemia crudele sia in grado di tenere unito il mondo. Deve esserci una alternativa al dolore e l’Olimpiade, nella migliore accezione del termine, storicamente ha sempre rappresentato una testimonianza di allegria, quando non è stata funestata dagli assassini e dagli imbroglioni

Ma non sarà semplice, lo ammetto. Al di là degli slogan ad effetto, i Giochi dell’era Covid sono, anche emotivamente, condizionati dal vuoto obbligato che li circonda. Cosa rimane di una festa, quando gli invitati sono costretti a restare a casa? Bolt sui 100 metri sarebbe stato Bolt nel silenzio? Valentina Vezzali si sarebbe esaltata in pedana con il fioretto in mano in assenza di spettatori? Per Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri è indifferente l’esibizione senza pubblico? Quanto vale nell’atleta, al maschile come al femminile, la rinuncia al contesto, al contorno?

Segue all’interno