Elia Viviani, 32 anni, è stato portabandiera azzurro a Tokyo dove ha vinto il bronzo. Ieri ha centrato l’oro nel mondiale
Elia Viviani, 32 anni, è stato portabandiera azzurro a Tokyo dove ha vinto il bronzo. Ieri ha centrato l’oro nel mondiale
di Angelo Costa A mettere la ciliegiona finale su un bellissimo Mondiale della pista, il più vincente di sempre dell’Italia, è l’uomo che ha avviato questo ciclo di successi: dieci anni dopo la prima medaglia, Elia Viviani centra quel titolo iridato che ancora mancava alla sua prestigiosa e ricca collezione. E’ un trionfo che ha il sapore della storia, perché l’azzurro inaugura l’albo d’oro dell’eliminazione, è una gioia che ripaga chi ha il grande merito di aver convinto colleghi e team che un ciclista può fare attività ad alto livello nei velodromi,...

di Angelo Costa

A mettere la ciliegiona finale su un bellissimo Mondiale della pista, il più vincente di sempre dell’Italia, è l’uomo che ha avviato questo ciclo di successi: dieci anni dopo la prima medaglia, Elia Viviani centra quel titolo iridato che ancora mancava alla sua prestigiosa e ricca collezione. E’ un trionfo che ha il sapore della storia, perché l’azzurro inaugura l’albo d’oro dell’eliminazione, è una gioia che ripaga chi ha il grande merito di aver convinto colleghi e team che un ciclista può fare attività ad alto livello nei velodromi, oltre che su strada, dove lui ha raccolto oltre cento vittorie.

Mancava solo l’oro di Viviani a sigillare la rassegna di Roubaix, città che in questo mese ha consacrato il nostro ciclismo, prima con Colbrelli sul pavé e adesso con i pistard. Dal Nord francese la spedizione azzurra torna con un bottino di dieci medaglie: quattro ori (quartetto maschile, Fidanza nello scratch, Paternoster nell’eliminazione più questo del veneto), tre argenti e altrettanti bronzi (l’ultimo, di Consonni e Scartezzini, ieri nella madison), un 4-3-3 che si rivela un modulo straordinario per il nostro ciclismo, costretto ad emigrare per allenarsi perché l’unico impianto al coperto, a Montichiari, necessita ancora di manutenzione e pure senza biciclette, dopo il furto della notte precedente. Significa che a questa Italia della pista puoi portar via tutto, ma non il talento e il lavoro di un’ottima scuola.

"Mi godo un titolo arrivato nella gara che mi diverte di più, perché è un mix di forza, tecnica e astuzia: vedere il quartetto con la maglia iridata mi ha dato la grinta e la forza di volontà per arrivarci. Sono orgoglioso di esser sul tetto del mondo, ma anche di aver guidato questo gruppo giovane che continua a crescere e ha un grande futuro", racconta Viviani, ’Profeta’ della pista anche per come ha saputo aprire una strada quando questo settore era da ricostruire. Che l’oro sia la giusta ricompensa lo pensa anche lui, non riuscendo a trattenere una lacrima al termine di una prova in cui non sbaglia nulla e stravince la volata finale col portoghese Leitao.

"Sapevo che era una grande occasione, non è stato facile arrivare pronti al Mondiale dopo una stagione incentrata sui Giochi, aver trovato le giuste energie ci ha consentito di regalare all’Italia il miglior risultato di sempre", aggiunge Viviani, 32 anni, oro olimpico a Rio e bronzo a Tokyo dove è stato portabandiera, alla quinta medaglia iridata dopo due argenti e altrettanti terzi posti, oltre a undici podi continentali. Un apripista in tutti i sensi, un esempio che gli altri azzurri sono stati bravi a seguire, un campione che non si accontenta mai e con l’arcobaleno indosso è già lì che guarda avanti. "Abbiamo un obiettivo che si chiama Parigi", dice, e non parla soltanto per gli altri.