di Giulio Mola Una brutta Inter, scarica mentalmente e fisicamente, “tradita” dal nervosissimo Vidal e pure penalizzata dal severo arbitro inglese Taylor, s’inchina per la prima volta in casa davanti ad uno spietato Real Madrid (0-2) e probabilmente, per il terzo anno di fila, saluta la Champions League già nella fase a gironi. Non basterà vincere le prossime due gare per passare, la speranza è appesa ad un filo. E in meno di una settimana, quella che porta alla trasferta in casa del Borussia, il compito di Antonio Conte sarà quello di ricostruire il morale del gruppo. A pezzi. E’ dunque triste, tristissima, la notte meneghina. Gelida dal punto di vista climatico, silenziosa per l’assenza di pubblico, spettrale per...

di Giulio Mola

Una brutta Inter, scarica mentalmente e fisicamente, “tradita” dal nervosissimo Vidal e pure penalizzata dal severo arbitro inglese Taylor, s’inchina per la prima volta in casa davanti ad uno spietato Real Madrid (0-2) e probabilmente, per il terzo anno di fila, saluta la Champions League già nella fase a gironi. Non basterà vincere le prossime due gare per passare, la speranza è appesa ad un filo. E in meno di una settimana, quella che porta alla trasferta in casa del Borussia, il compito di Antonio Conte sarà quello di ricostruire il morale del gruppo. A pezzi.

E’ dunque triste, tristissima, la notte meneghina. Gelida dal punto di vista climatico, silenziosa per l’assenza di pubblico, spettrale per la scomparsa di Diego Armando Maradona, uno che alla Scala del Calcio ha spesso emozionato e ammutolito i tifosi nerazzurri e rossoneri. Anche la Champions ha voluto ricordare il suo Re del Pallone, in quel commovente minuto di lacrime e silenzio dedicato al più grande di tutti.

Poi si gioca. Perché “the show must go on”. E Inter-Real Madrid, anche con due squadre non al meglio della condizione, nelle attese è sempre promessa di spettacolo. Avevano più bisogno di punti i nerazzurri, ultimi del girone, al cospetto dei “blancos”, decimati dagli infortuni ma confortati dalla cabala (sempre qualificati alla fase successiva) e da una classifica migliore. Ma di spettacolo in campo se n’è visto poco, il Real ha imposto il proprio gioco gestendo le fasi del match senza difficoltà. E mostrando maggior qualità, quella che Conte aveva chiesto alla sua truppa e che invece è mancata. Oltre a tanto altro.

Senza Kolarov e Brozovic, l’allenatore nerazzurro schierava la formazione migliore, con una mediana molto muscolare alle spalle della Lu-La. Tante assenze per il Real Madrid: nel 4-2-3-1 di Zidane (Casemiro inizialmente in panchina) un solo numero nove, il dominicano Mariano Diaz. Gara subito in salita per Handanovic e soci, con gli ospiti, avanti già al 6’ su rigore calciato da Hazard e concesso dopo un contatto Barella-Nacho. Il tutto dopo un’azione ben costruita, in cui l’Inter è rimasta passivamente a guardare. Quel che di fatto è accaduto anche nei minuti successivi: Real ben disposto in campo con un giropalla che mandava a vuoto i nerazzurri e il raddoppio mancato per un nulla dopo gran conclusione di Vazquez finita sul palo. Inter non pervenuta: troppi errori e scarsa aggressività a centrocampo, Hakimi impreciso e pochi palloni giocabili per le punte. Solo dopo venti minuti i padroni di casa entravano in partita, pressando e mettendo in difficoltà la difesa delle merengues priva di Sergio Ramos. La fiammata dura poco, alla mezz’ora poi nuova mazzata per i nerazzurri: Vidal, forse toccato da Varane, finiva giù in area. Taylor faceva proseguire, il cileno protestava a muso duro e si “beccava” due gialli in pochi secondi (eccessivo il secondo). Sotto di un gol e in inferiorità numerica per un’ora, Conte provava a recuperare nella ripresa, rinforzando le fasce con D’Ambrosio e Perisic per Bastoni e Lautaro Martinez, impalpabile per un tempo. La manovra nerazzurra si vivacizzava, i cambi sembravano sortire un buon effetto, e un atterramento su Gagliardini in area da parte di Vazquez faceva gridare ancora al rigore da parte dei nerazzurri. E invece al 13’ arrivava il colpo di grazia: l’ultimo entrato Rodrigo raccoglieva un delizioso cross di Vazquez e beffava Handanovic. Il match finiva lì, questa volta la rimonta all’Inter non riusciva e a poco serviva anche il ritorno di Sensi: gli ottavi sono un miraggio, però si può provare a restare in Europa League. Magrissima consolazione.