Max. Verstappen, 23 anni, pilota della Red Bull, festeggia. sul circuito di Zandvoort
Max. Verstappen, 23 anni, pilota della Red Bull, festeggia. sul circuito di Zandvoort
di Leo Turrini Un delirio. Una marea arancione ha accompagnato la cavalcata di Max Verstappen verso il successo cui teneva di più. Cioè davanti al suo pubblico, con la famiglia ai box, sotto gli occhi del re d’Olanda. Sì, il pilota della Red Bull, almeno in patria, ha smesso da un pezzo di essere semplicemente un pilota. È molto di più. Rappresenta l’orgoglio nazionale, esattamente come seppero fare, quasi mezzo secolo fa, i calciatori dell’Ajax guidati da Cruyff e...

di Leo Turrini

Un delirio. Una marea arancione ha accompagnato la cavalcata di Max Verstappen verso il successo cui teneva di più. Cioè davanti al suo pubblico, con la famiglia ai box, sotto gli occhi del re d’Olanda. Sì, il pilota della Red Bull, almeno in patria, ha smesso da un pezzo di essere semplicemente un pilota. È molto di più. Rappresenta l’orgoglio nazionale, esattamente come seppero fare, quasi mezzo secolo fa, i calciatori dell’Ajax guidati da Cruyff e più tardi i pallavolisti campioni olimpici ad Atlanta nel 1996 ai danni dell’Italia di Julio Velasco.

"È fatta". Dopo la rocambolesca vittoria tavolino sulle Ardenne di una settimana fa, Verstappen era atteso da uno stress emotivo fortissimo. In suo onore, il mondiale di Formula 1 tornava in Olanda dopo un’assenza di 36 anni. E a dispetto della pandemia, sull’autodromo si sarebbero riversate, nell’arco dei tre giorni, più di 200.000 persone. Ce ne era abbastanza per rischiare l’autogol.

Invece, tutto è filato via liscio. La pole da brivido al sabato. La vittoria alla domenica, mentre fumogeni e petardi trasformavano il circuito in una versione orange del Maracana di Rio.

"Ho compiuto la mia missione, ci tenevo tantissimo e da sotto il casco avvertivo la passione di tutta quella gente venuta ad incitarmi - ha detto Max - ero eccitato ma tranquillo, perché sapevo di potermi fidare della mia vettura. È una bellissima emozione. Sono salito sul palco fasciato dalla bandiera del mio paese, che sono orgoglioso di rappresentare al massimo livello dell’automobilismo. A completare la mia gioia ovviamente è anche il fatto che sono tornato in testa alla classifica del campionato dopo più di un mese… Non mi faccio illusioni, so che ci sarà da lottare fino alla fine".

E a Monza? In Brianza ci sarà sicuramente meno gente, perché le disposizioni italiane contro la pandemia sono più rigide. Ma Verstappen ha detto di aspettarsi di essere accolto con simpatia dai tifosi italiani: "Per me è sempre un piacere gareggiare in quella che è la patria dell’automobilismo".

Leclerc, ieri quinto, gli ha dato ragione. "Io a Monza ho vinto nel 2019, quando l’autodromo era pieno di tifosi… Stavolta non sarà così, ma almeno rispetto a un anno fa ritroveremo parte del nostro pubblico. Per noi ferraristi non sarà una gara semplice e lo sappiamo, ma daremo comunque il massimo per cercare di essere protagonisti".