Ciro Immobile, 30 anni, aveva giocato a Dortmund nel 2014-2015 segnando però soltanto 3 gol in 24 partite giocate
Ciro Immobile, 30 anni, aveva giocato a Dortmund nel 2014-2015 segnando però soltanto 3 gol in 24 partite giocate
di Paolo Franci L’idea era quella di sbancare la casa dei gialli e prendersi gli ottavi e il primo posto di prepotenza e personalità. La Lazio quell’idea l’ha accarezzata fino all’ultimo, giocando una gran partita, dominando il secondo tempo e centrando un pari che si traduce nel match point qualificazione dell’Olimpico con il Bruges. Contro la squadra di Philippe Clement, che ieri ha schiantato lo Zenit, bastera non prenderle per centrare la qualificazione assieme...

di Paolo Franci

L’idea era quella di sbancare la casa dei gialli e prendersi gli ottavi e il primo posto di prepotenza e personalità. La Lazio quell’idea l’ha accarezzata fino all’ultimo, giocando una gran partita, dominando il secondo tempo e centrando un pari che si traduce nel match point qualificazione dell’Olimpico con il Bruges. Contro la squadra di Philippe Clement, che ieri ha schiantato lo Zenit, bastera non prenderle per centrare la qualificazione assieme ai tedeschi.

C’è lo struggente ricordo della Lazio più forte e vincente della storia del club, quella dell’era Cragnotti, di Eriksson, Beppe Signori e dei campioni comprati in serie. Quella Lazio lì, venti anni fa, centrò l’ultimo passaggio del turno nei gironi di Champions. Due decenni dopo, Simone Inzaghi che in quella Lazio giocò, vorrebbe chiudere il conto nella partita più difficile. La situazione è chiara: se la Lazio vince a Dortmund non c’è da andare a chiedere cos’abbia fatto il Bruges. Eppoi, c’è quel sapor di vendetta di Ciro Immobile. Eh sì, la Scarpa d’Oro nel 2014 avrebbe dovuto sostituire Lewandowski. I tedeschi lo trattarono come uno scarpone di piombo. Lui non s’ambientò, fece una gran fatica a calarsi nel modo di vivere tedesco. E la Bild arrivò a definirlo "uno dei più grandi errori della storia del Dortmund". Esagerati. E poi si sa, i tedeschi non è che stravedano per noi italiani e alla fine Ciro lo sfizio se lo toglierà. In ogni caso, l’impresa è tostissima per la Lazio. Lo è un po’ meno perchè Favre non può contare su Meunier, Emre Can e soprattutto di Haaland, messo ko da un muscolo traditore. I gialli sono un pieno di talento anche molto giovane. Giocano come un flipper perfetto, recuperano palla col pressing alto ma senza Haaland a muoversi là davanti non arrivano mai in zona Reina. E allora è la Lazio a sfiorare due volte il vantaggio: se la fa parare Correa, si mangia un gol a porta vuotissima Acerbi. Però poi, sul finale del primo tempo, il flipper si riaccende, i ‘funghetti’ di Favre triangolano alla perfezione e Guerreiro la mette dentro. Nella ripresa però, proprio Immobile segna il quarto gol in tre gare di Champions. E lo fa su rigore regalato per una sciocchezza di Schulz. Stando così le cose e con il Bruges che ha vinto con lo Zenit, il prossimo match della Lazio diventa decisivo per gli ottavi: basterà non prenderle contro il Bruges.