di Paolo Franci Lo chiameremo Alfredo. Ce lo chiede lui, Alfredo Trentalange, il nuovo presidente dell’Aia. Lo hanno appena eletto. E lì, nel ventre dell’Hotel Hilton di Fiumicino, mentre Marcello Nicchi è metaforicamente appoggiato alle corde come quel pugile che non ha capito da dove sia arrivato il cazzottone, dice, rivolgendosi a mondo dei fischietti: "Dobbiamo fare squadra e vi prego di chiamarmi presidente solo se ci saranno dei problemi, altrimenti chiamatemi Alfredo". Poi, la classe e l’eleganza di chi ha esordito nel calcio che conta...

di Paolo Franci

Lo chiameremo Alfredo. Ce lo chiede lui, Alfredo Trentalange, il nuovo presidente dell’Aia. Lo hanno appena eletto. E lì, nel ventre dell’Hotel Hilton di Fiumicino, mentre Marcello Nicchi è metaforicamente appoggiato alle corde come quel pugile che non ha capito da dove sia arrivato il cazzottone, dice, rivolgendosi a mondo dei fischietti: "Dobbiamo fare squadra e vi prego di chiamarmi presidente solo se ci saranno dei problemi, altrimenti chiamatemi Alfredo". Poi, la classe e l’eleganza di chi ha esordito nel calcio che conta arbitrando Maradona. Nel discorso della vittoria, le prime parole di ‘Alfredo’ sono state per il presidente uscente, Marcello Nicchi: "Lo ringrazio mi ha insegnato molto, ciò che ha dato a questa associazione resterà per sempre nel mio cuore".

Nicchi invece, certo non un personaggio facile, poco prima era stato assai poco gentile con il suo avversario: "A Trentalange dico che poteva proporre idee negli anni in cui ha lavorato con l’Aia...". E poi, riferendosi alla campagna elettorale: "Cari presidenti state tranquilli, so che vi hanno importunato persone che non fanno parte dell’Aia per cose che non gli competono, anche con 5 telefonate al giorno, ogni 4 anni riappaiono ma presto torneranno nel limbo...". E invece nel limbo ci finisce lui, Marcello Nicchi, battuto nettamente all’urna con Trentalange che ha ricevuto 193 voti contro i 125 su 320 votanti. Un risultato netto che disegna come, evidentemente, l’Aia avesse bisogno di cambiare aria dopo i tre mandati di fila di Nicchi. Trentalange ha spiegato di non essere "il nuovo, ma l’esperienza che porta il nuovo". E a lui tocca il non semplice compito di muoversi tra più di qualche crepa del passato e l’esigenza, urgente, di accompagnare i direttori di gara italiani verso il futuro, restituendo al settore affidabilità, punto sul quali ‘Alfredo’ spinge decisamente. E non a caso, le tre parole chiave della sua vision sono: "trasparenza, confronto e condivisione". Il programma di Trentalange è lontano dallo one man show di Nicchi e dai suoi metodi ruvidi: " Lavoreremo attraverso il confronto e la condivisione che finora sono mancati: un nuovo stile, una nuova leadership fondata sui valori e la meritocrazia, con decisioni prese senza sbattere i pugni sul tavolo....". E sulle valutazioni degli arbitri (le ‘pagelle’ di rendimento interne ndr), Trentalange è chiaro e spiega come saranno trasparenti anche a livello tecnico: "Le valutazioni degli arbitri devono essere rdisponibili in tempo reale per evitare sorprese a fine stagione...". Con Trentalange sono stati eletti il vice presidente Duccio Baglioni e i componenti del comitato nazionale: Katia Senesi, Antonio Zappi (sconfitto da Nicchi nel 2016), Luca Marconi, Nicola Cavaccini, Carlo Pacifici, Alberto Zaroli e Stefano Archinà.