Mathieu Van der Poel, 26 anni, indica il cielo per dedicare la vittoria al nonno Raymond Poulidor (nel riquadro), morto due anni fa: 8 podi al Tour senza mai vincerlo
Mathieu Van der Poel, 26 anni, indica il cielo per dedicare la vittoria al nonno Raymond Poulidor (nel riquadro), morto due anni fa: 8 podi al Tour senza mai vincerlo
di Angelo Costa Nel nome del nonno. "Ho pensato tutto il giorno solo a lui", racconta Mathieu Van der Poel, prima di sciogliersi in un lungo pianto liberatorio al pensiero di aver finalmente regalato una maglia gialla a Raymond Poulidor, il padre di sua mamma oltre che il ciclista più amato di Francia, che in cima al Tour non c’è salito mai. E’ un omaggio che arriva con un giorno di ritardo, perché tutti si aspettavano Vdp nella tappa d’esordio: a cominciare da lui stesso, che l’ha eccezionalmente corsa indossando una speciale divisa con i colori del team dell’illustre...

di Angelo Costa

Nel nome del nonno. "Ho pensato tutto il giorno solo a lui", racconta Mathieu Van der Poel, prima di sciogliersi in un lungo pianto liberatorio al pensiero di aver finalmente regalato una maglia gialla a Raymond Poulidor, il padre di sua mamma oltre che il ciclista più amato di Francia, che in cima al Tour non c’è salito mai. E’ un omaggio che arriva con un giorno di ritardo, perché tutti si aspettavano Vdp nella tappa d’esordio: a cominciare da lui stesso, che l’ha eccezionalmente corsa indossando una speciale divisa con i colori del team dell’illustre avo. Niente da fare: evidentemente, per quella maglia non c’era gloria.

Per correre in fretta ai ripari Van der Poel, al suo primo Tour, si inventa un numero da fenomeno vero: al primo passaggio sul Muro di Bretagna, con uno sprint di due chilometri all’insu va a prendersi l’abbuono, al secondo gli basta schizzar via a ottocento metri dal traguardo per completare l’opera. Vittoria studiata bene e costruita meglio, degna di un fuoriclasse di 26 anni che vince dappertutto, su strada (Fiandre, Amstel e l’ultima Strade Bianche i suoi principali bottini) e fuoristrada (quattro mondiali nel cross), e che dopo il Tour andrà a caccia dell’oro nella mountain bike.

Piange Van der Poel, incassati i complimenti di chi il giallo lo perde come Alaphilippe e di chi tenta invano di sorprenderlo all’ultimo chilometro come Colbrelli ("Ci ho provato, ma lui è di un altro pianeta"), mentre il Tour che conta sembra avviarsi a vivere un duello quotidiano in casa Slovenia, con Pogacar e Roglic che non si perdono di vista nemmeno quando c’è da andare in bagno. Alle loro spalle c’è già chi perde colpi e non solo per gli incidenti: nella lista, oltre al solito Lopez, stavolta c’è anche Thomas.

Due tappe appena ed è già una corsa ricca, con storie che lasciano il segno. Come quella di Marc Soler, spagnolo che già era tornato a casa in anticipo dal Giro: qui ci va il primo giorno, dopo aver concluso la tappa delle cadute pedalando per 47 chilometri con entrambe le braccia fratturate, altro spirito rispetto a quei calciatori che si fingono moribondi appena vengono sfiorati. O come quella della donna che col suo cartello sabato ha fatto una mezza strage in gruppo, ora ricercata per lesioni involontarie, accusa per la quale rischia un anno di carcere e 15mila euro di multa: anche lei voleva dedicare un pensiero ai nonni, rispetto a Van der Poel le è riuscito peggio.

Ordine d’arrivo seconda tappa Perros Guirec-Mur de Bretagne: 1) Van der Poel (Ola, Alpecin) km 183 in 4h 18’30’’ (media 42,592), 2) Pogacar (Slo) a 6’’, 3) Roglic (Slo) st, 4) Kelderman (Ola), 5) Alaphilippe (Fra) a 8’’, 12) Carapaz (Ecu) st, 27) Colbrelli, 33) Nibali a 23’’.

Classifica: 1) Van der Poel (Ola) in 8h 57’25’’, 2) Alaphilippe a 8’’, 3) Pogacar a 13’’, 4) Roglic a 14’’, 5) Kelderman a 24’’, 18) Carapaz a 31’’, 21) Nibali a 41’’, 172) Froome a 26’08’’.