di Angelo Costa Prova e riprova, Wout Van Aert riesce a vincere la Strade Bianche. Giusto così: la classica delle crete senesi, magnifica e spietata anche traslocata da fine inverno al solleone estivo, è la corsa perfetta per il belga. Tre volte iridato nel ciclocross, dove ha vinto tutto, aveva chiuso sul podio le due precedenti esibizioni sugli sterrati toscani: terzo due anni fa, idem lo scorso anno, quando si arrese sulla rampa che sale a piazza del Campo. Stavolta non sbaglia niente, dalla gestione della fatica ai tempi dell’attacco: perfetto anche lui. "Amo questa corsa, la volevo per quanto...

di Angelo Costa

Prova e riprova, Wout Van Aert riesce a vincere la Strade Bianche. Giusto così: la classica delle crete senesi, magnifica e spietata anche traslocata da fine inverno al solleone estivo, è la corsa perfetta per il belga. Tre volte iridato nel ciclocross, dove ha vinto tutto, aveva chiuso sul podio le due precedenti esibizioni sugli sterrati toscani: terzo due anni fa, idem lo scorso anno, quando si arrese sulla rampa che sale a piazza del Campo. Stavolta non sbaglia niente, dalla gestione della fatica ai tempi dell’attacco: perfetto anche lui.

"Amo questa corsa, la volevo per quanto mi aveva fatto soffrire in passato. Vincere in uno scenario così è davvero cool", racconta Van Aert, che transitando solo soletto sotto il traguardo alza le corna al cielo. Chissà se è anche un personalissimo saluto alla malasorte che nell’estate scorsa fa gli spezzò una stagione fin lì ottima: al Tour, pochi giorni dopo aver vinto la sua prima tappa, cadde nella crono finendo contro una transenna e tagliandosi una coscia, incidente che fra operazioni e rieducazione lo ha tenuto ai box per cinque mesi. Un po’ di ciclocross, un po’ di quarantena ed eccolo pronto a prendersi la rivincita nella classica più adatta, quella che fonde tenacia e fuoristrada a paesaggi mozzafiato.

Prova a riprova, non si trova un italiano da albo d’oro. Anche se stavolta ci si va vicinissimi. Con Davide Formolo, che fa una grande corsa, non sprecando una stilla di sudore in più, ma nemmeno trovando l’energia quando Van Aert, a dodici chilometri dall’arrivo, saluta l’allegra e impolverata brigata e va al traguardo. Secondo come a Liegi un anno fa, il campione nazionale conferma di essere uomo per giornate dure prima che da grandi giri, negandosi una soddisfazione: piantare la sua bandierina tricolore sulla corsa della ripartenza.

Applausi a Formolo, applausi anche a Bettiol, così convinto di potercela fare da non mollare mai il comando della corsa. Deve arrendersi all’ingresso di Siena, dopo aver provato a liberarsi dei cinque compagni d’avventura (Van Aert, Formolo, Schachmann, Van Avermaet e Fuglsang) coi quali ha spaccato in due la corsa sulla popolare salita di Sante Marie consacrata al culto ciclistico del plurivittorioso Cancellara. Lì sono evaporati in fretta gli attesissimi Van der Poel e Alaphilippe, chissà se cotti dalla calura o vittime del bizzarro avvicinamento alle gare dovuto al virus, così come si sono spenti Sagan e un Nibali costretto al ritiro dopo una caduta nella quale ha riportato una forte contusione a una mano.

Nel giorno di Van Aert c’è anche il bis della Van Vleuten, olandese volante imbattuta dall’ultimo mondiale, con la Longo Borghini quinta dopo il furto di sei bici subìto nella notte dalla sua squadra.

Ordine d’arrivo 14ª Strade Bianche: 1) Wout Van Aert (Bel, Jumbo) km 184 in 4h 58’ 56’’ (media 36,93), 2) Formolo a 30’’, 3) Schachmann (Ger) a 32’’, 4) Bettiol a 1’31’’, 5) Fuglsang (Dan) a 2’55’’, 6) Stybar (Cze) a 3’59’’, 10) Rosa a 7’45’’, 24) Alaphilippe (Fra) a 15’06’’. Arrivati 42, ritirato Nibali.