Nicolò Barella, 24 anni, e Marco Verratti (28): l’Italia di Mancini approda con merito in semifinale dopo una prova tutto cuore stendendo i Diavoli Rossi del Belgio
Nicolò Barella, 24 anni, e Marco Verratti (28): l’Italia di Mancini approda con merito in semifinale dopo una prova tutto cuore stendendo i Diavoli Rossi del Belgio
di Paolo Franci Adesso sì. Adesso il verdetto è definitivo, meraviglioso, pazzesco. E lo è in mezzo a una bolgia di abbracci, urla, lacrime di gioia e tifo sfrenato nelle case, le piazze e all’Allianz Arena, che per un attimo è sembrata l’Olimpico, là dove è iniziata la magnifica avventura. Quinto successo di fila, unica squadra ad averle vinte tutte. Il Belgio di Lukaku e del pieno di talenti che ci guarda dal tetto del mondo messo sotto cercando sempre il dominio del gioco, tratto inconfondibile delle architetture del pallone perfette. E adesso ci siamo regalati la Spagna, per una vendetta sportiva che potrebbe essere bellissima e doppia, ripensando al 4-0 della finale persa nel 2012 dall’Italia di Prandelli e anche allo 0-3 contro la Spagna che sancì l’inizio della fine di quela di Ventura. Tocca al Mancio e ai suoi...

di Paolo Franci

Adesso sì. Adesso il verdetto è definitivo, meraviglioso, pazzesco. E lo è in mezzo a una bolgia di abbracci, urla, lacrime di gioia e tifo sfrenato nelle case, le piazze e all’Allianz Arena, che per un attimo è sembrata l’Olimpico, là dove è iniziata la magnifica avventura. Quinto successo di fila, unica squadra ad averle vinte tutte. Il Belgio di Lukaku e del pieno di talenti che ci guarda dal tetto del mondo messo sotto cercando sempre il dominio del gioco, tratto inconfondibile delle architetture del pallone perfette. E adesso ci siamo regalati la Spagna, per una vendetta sportiva che potrebbe essere bellissima e doppia, ripensando al 4-0 della finale persa nel 2012 dall’Italia di Prandelli e anche allo 0-3 contro la Spagna che sancì l’inizio della fine di quela di Ventura. Tocca al Mancio e ai suoi meravigliosi ragazzi lavare l’onta contro Luis Enrique e i suoi ragazzi, figli del talento ma anche della sofferenza in questo Europeo. Vediamo, ma tutto può accadere.

Se Mancini si fida delle sensazioni della vigilia, mettendo dentro lo scintillante Chiesa - uomo delle meraviglie contro l’Austria - e soprattutto Giorgio Chiellini per l’atteso duello con Big Rom Lukaku, dall’altra parte Martinez toglie il velo al pretatticone della vigilia e cioè De Bruyne e Edin Hazard convocati per tenerci sulla corda. Edin non c’è neanche in panchina, De Bruyne invece è in campo e non è una bellissima notizia per noi. Anche se poi alla vigilia, signorilmente Roberto Mancini aveva sottolineato come le grandi partite come questa siano "per i grandi giocatori" augurandosi di vedere in campo i due assi di City e Real.

Riflessione: d’accordo, loro sono i primi del ranking Fifa quindi qualsiasi cosa si dica, si rischia di sbattere contro questa classifica. Però, vedere una squadra che sprizza talento in ogni ruolo giocarsi quasi tutto sul contropiede - che oggi si chiama ripartenza e fa più figo - difendendo bassissimo per innescare i coast to coast di De Bruyne, Meunier o il giovanissimo Doku, bravissimo. Anche perchè quando la partita decolla, dopo qualche minuto di ruggine nella testa e nelle gambe di alcuni dei nostri sembra che il mondo rispetto alle tradizioni che affondano nella storia del pallone, si sia ribaltato: noi cerchiamo il dominio e giochiamo altissimi, loro difendono a cinque e s’abbassano al limite per creare l’effetto fionda in ripartenza. Se fin qui Gigio aveva fatto solo quattro parate vere, stavolta è la sua manona ad evitare che De Bruyne ci faccia inginocchiare dal punto di vista del risultato, dopo averlo fatto come i belgi al fischio d’inizio per protestare contro il razzismo. La partita la facciamo noi, sempre e comunque, magari perchè ci lasciano campo, ma la facciamo eccome. E segniamo anche su calcio piazzato ma c’è il fuorigioco di Di Lorenzo a cancellare il gol di Bonucci. E qui la mettiamo in pausa per un ragionamento che ci sta.

Comunque vada a finire Mancini ha la certezza che questa squadra abbia pagato scotto con l’Austria e quella vittoria sofferta - diamine, sì - in uno scontro dentro-fuori abbia tolto il guinzaglio a testa, gambe, anima. Perchè si vede chiaramente che la sua Italia si sente forte, compiuta, col pieno di coraggio e personalità nel mettere sotto il Belgio. E poi, là dietro. Noi abbiamo i giganti della Juve, loro tre centrali che pagano dal punto di vista della velocità e della spietatezza in marcatura. Se così non fosse, il pur meraviglioso Barella mai avrebbe disegnato quell’azione in piena area, con Ciro a terra che neanche vede il gol. Da lì, dominiamo, ne segniamo un altro siderale con Insigne e ancora una volta la difesa del Belgio è a metà tra il lento e l’imbarazzante. Tutto perfetto se a Di Lorenzo non scappasse quella spinta che manda Big Rom in paradiso dal dischetto.

Nella ripresa, il match è un colpo di frusta continuo. Loro lo sfiorano due volte e c’è pure santo Spina che salva un gol fatto. Noi sprechiamo troppo sotto porta, anche perchè Immobile non ne infila una che sia una. Disastro Ciro. E infatti entra il Gallo. E si fa male Spinazzola, ricaduta muscolare e pianto a dirotto per il migliore fin qui che esce in barella. Brutta storia per noi, prima della Grande Gioia.