Valentino Rossi
Valentino Rossi
Zitti tutti c’è Valentino al Mugello. Che poi, per dirla tutta, dalle parti del tracciato toscano sono passati anche i ’suoi’ ragazzi. Quelli dell’Academy, ovvero Morbidelli, compagno di squadra nel team Yamaha Petronas, Bagnaia e il fratellino di Vale, Luca Marini. Un paio di giorni in pista. Per ricominciare a studiare le curve e il saliscendi del Mugello dove, a...

Zitti tutti c’è Valentino al Mugello. Che poi, per dirla tutta, dalle parti del tracciato toscano sono passati anche i ’suoi’ ragazzi. Quelli dell’Academy, ovvero Morbidelli, compagno di squadra nel team Yamaha Petronas, Bagnaia e il fratellino di Vale, Luca Marini.

Un paio di giorni in pista. Per ricominciare a studiare le curve e il saliscendi del Mugello dove, a fine maggio, tornerà in scena il Motomondiale dopo lo stop per pandemia dell’edizione 2020 del Gp d’Italia. Così, una volta rientrato in Italia dopo la raffica di test (ufficiali) in Qatar e in attesa di ripartire per la penisola araba (dopodomani), Rossi ha voluto riprendersi il gusto della pista del Mugello, quella dove ha collezionato nove vittorie (fra classe 125, 250 e MotoGp), quella dove punta a regalarsi l’emozione più bella del Mondiale che verrà.

Rossì è rimasto in pista (come avevano fatto il giorno prima i suoi allievi) con l’obiettivo di mettere insieme riferimenti comunque preziosi da consegnare alla Yamaha. Anche se, ovviamente, Valentino ha girato in sella a una R1 di serie, trattandosi di una giornata di lavoro ’privata’ e comunque con la sua M1 ufficiale già parcheggiata da giorni nel box di Losail, in attesa del semaforo verde delle libere di venerdì prossimo.

Rossi si è presentato al Mugello con la tuta neroverde marchiata Petronas e il numero 46 stampato sul cupolino della Yamaha R1, insomma, il test era segreto ma sarebbe stato difficile passare inosservato.

"Buongiornooooo Mugellooooo....", sì con un raffica di ’o’. Rossi si è preso poi la scena social salutando così il ritorno sulla pista del cuore,quella dove si è sempre divertito di più, imitando il "Good Morning Vietnam", ovvero il grido – che ha dato il titolo anche al film – con cui il disk jokey interpretato da Robin Williams salutava le truppe impegnate nella guerra del sud-est asiatico.