Sventata la minaccia dei sindaci lariani di fare come i colleghi liguri con la Sanremo, impedendo il passaggio della corsa, può celebrarsi un inedito, destinato (si spera) a restar tale: il Lombardia di Ferragosto. Non più classica delle foglie morte, vista la stagione, né delle energie residue, cadendo all’inizio di un calendario corto e fitto: rispetto alle abitudini, una gara...

Sventata la minaccia dei sindaci lariani di fare come i colleghi liguri con la Sanremo, impedendo il passaggio della corsa, può celebrarsi un inedito, destinato (si spera) a restar tale: il Lombardia di Ferragosto. Non più classica delle foglie morte, vista la stagione, né delle energie residue, cadendo all’inizio di un calendario corto e fitto: rispetto alle abitudini, una gara diversa. Tranne che nel tracciato, esigente come sempre: da Bergamo a Como meno chilometri (231 alla fine), ma stesse impennate (i colli Gallo e Brianza, poi Ghisallo, Colma di Sormano, Civiglio e San Fermo) a decretare un vincitore degno (arrivo alle 18,30, Rai 2 dalle 15,50).

Meno ricco di pretendenti per la concomitanza con le prove di Tour al Delfinato (ieri tappa a Formolo dopo una fuga solitaria di 70 chilometri, in classifica il leader Roglic allunga su Bernal), il Lombardia ha comunque nomi importanti da esibire. Il più titolato resta Vincenzo Nibali, due vittorie e un secondo posto tra 2015 e 2018: già adatto di suo a questa corsa, stavolta l’affronta con uno squadrone accanto, con Mollema, vincitore un anno fa, e aiutanti di lusso come Ciccone e Brambilla. "E’ la classica che più mi attrae, anche se non è come gli altri anni: ci arrivo con poche gare nelle gambe", racconta il siculo.

Dei rivali, il nome più suggestivo è Remco Evenepoel, fenomeno belga di vent’anni, quattro gare a tappe vinte su altrettante disputate in stagione: per questo, nonostante sia al debutto in una classicona, è dato per principale favorito. "Non mi pesa la pressione, semmai mi stimola: evidentemente, lo merita ciò che ho fatto", dice l’uomo del momento dopo aver studiato in bici un percorso fin qui visto solo alla tv. E’ vero che al via ci sono anche Fuglsang, Woods e Bennett e i nostri Ulissi e Aru, ma il sospetto che i conti prima di tutto si debbano fare con questo fiammingo senza timore è forte almeno quanto lui in bici.

Angelo Costa