di Angelo Costa A tingere d’azzurro una straordinaria domenica di ciclismo è l’italiano che quest’anno ha fatto meglio di tutti: nella stagione in cui sta realizzando tutti i sogni, come vincere una tappa e finire sul podio da secondo al Giro, Damiano Caruso (nella foto) aggiunge il successo che cercava alla Vuelta. E che successo: nella giornata più dura (tre gran premi della montagna e arrivo in quota all’Alto de Velefique, dislivello...

di Angelo Costa

A tingere d’azzurro una straordinaria domenica di ciclismo è l’italiano che quest’anno ha fatto meglio di tutti: nella stagione in cui sta realizzando tutti i sogni, come vincere una tappa e finire sul podio da secondo al Giro, Damiano Caruso (nella foto) aggiunge il successo che cercava alla Vuelta. E che successo: nella giornata più dura (tre gran premi della montagna e arrivo in quota all’Alto de Velefique, dislivello totale 4.600 metri) e più torrida (temperature più vicine ai quaranta che ai trenta), il siculo si inventa un’impresa memorabile, seminando dieci compagni di fuga e facendosi da solo gli ultimi settanta chilometri. Un’azione da fuoriclasse, che regala all’Italia una gioia che mancava da tre anni.

"Sono partito perché dietro si stava muovendo la Ineos, non pensavo di guadagnare tanto: ho iniziato a crederci nel finale, dopo il Giro vincere qui per me è incredibile", racconta Caruso, prossimo ai 34 anni, siciliano di Punta Secca, il borgo di Montalbano dal quale non se n’è mai andato, gregario ideale per ottimi capitani e, all’occorrenza, anche leader, come dimostrato sulle strade rosa. Non un campione, ma uno che sa correre da campione, rispettato da tutti per la lealtà e la generosità che mette al servizio degli altri: per questo, quando vince, quella sigla che ha sulla maglia in Spagna (Tbv, che starebbe per Team Bahrain Victorious), istintivamente vien letta da tutti come "ti vogliamo bene".

A farsi volere bene, Caruso riesce anche nel giorno in cui il suo capitano Landa va alla deriva, per quanto in buona compagnia, perché di quelli che viaggiano in prima classe sono in tanti a pagare dazio a Roglic, arrivato alle spalle dell’azzurro insieme a Mas: chi meno (Lopez e Adam Yates, circa 45’’), chi più (Bernal e Ciccone, oltre un minuto), chi molto (Vlasov, Aru, oltre due), tutti cedono qualcosa al padrone della corsa. Che oggi tira per la prima volta il fiato, con l’inevitabile interrogativo: c’è qualcuno in grado di mettere in difficoltà lo sloveno?

Classifica dopo 9 tappe: 1) Primoz Roglic (Slo), 2) Mas (Spa) a 28’’, 3) Lopez (Col) a 1’21’’, 4) Haig (Aus) a 1’42’’, 5) Bernal (Col) a 1’52’’, 6) A. Yates (Gbr) a 2’07’’, 7) Ciccone a 2’39’’, 14) Aru a 4’36’’, 15) Caruso a 5’35’’.