Roberto Mancini, 56 anni: 11 vittorie consecutive e 30 gare senza sconfitte per la sua Nazionale partita dal disastro della Svezia e oggi tra le favorite dell’Europeo
Roberto Mancini, 56 anni: 11 vittorie consecutive e 30 gare senza sconfitte per la sua Nazionale partita dal disastro della Svezia e oggi tra le favorite dell’Europeo
di Paolo Franci Il primato, il punteggio pieno nel girone e gli ottavi conquistati di prepotenza ssi specchiano nella forza di questa meravigliosa Nazionale. Una squadra che usa tutti, ma proprio tutti gli uomini senza calare di rendimento, segnale inequivocabile di un progetto tecnico ’democratico’ - e compiuto, evidentemente - addirittura sbalorditivo. Per dirne una: l’ultimo dominatore dell’area si chiama Matteo Pessina, uno che qui neanche doveva esserci. E così il Mancio e i suoi ragazzi agganciano il record di 30 risultati utili consecutivi di Vittorio Pozzo e, con la porta inviolata da 1055 minuti, puntano nella prossima partita al record di Zoff, fermo a 1142 minuti. E, ancora: tre gare vinte senza prendere gol nel girone, come a Italia 90. Ne...

di Paolo Franci

Il primato, il punteggio pieno nel girone e gli ottavi conquistati di prepotenza ssi specchiano nella forza di questa meravigliosa Nazionale. Una squadra che usa tutti, ma proprio tutti gli uomini senza calare di rendimento, segnale inequivocabile di un progetto tecnico ’democratico’ - e compiuto, evidentemente - addirittura sbalorditivo. Per dirne una: l’ultimo dominatore dell’area si chiama Matteo Pessina, uno che qui neanche doveva esserci. E così il Mancio e i suoi ragazzi agganciano il record di 30 risultati utili consecutivi di Vittorio Pozzo e, con la porta inviolata da 1055 minuti, puntano nella prossima partita al record di Zoff, fermo a 1142 minuti. E, ancora: tre gare vinte senza prendere gol nel girone, come a Italia 90.

Ne resteranno soltanto tre. E’ la sintesi della notte del Mancio, passata a tormentarsi su scelte certo non semplici. E cioè tra la tentazione di una vera e propria ’Revolucion’ e l’idea di mantenere in ogni caso un assetto fedele alle prime due gare. Però il ct ha il vizio di dire quel che pensa, magari è di poche parole, però quando le usa, filano dritte come dardi verso la sostanza. Dunque, se alla vigilia aveva detto chiaramente che questa Nazionale è costruita con 26 titolari, c’era solo da dargli retta, perchè così è stato.

E allora, venghino signori e signore, perchè la Revolucion di ’Mancio Villa’ è di quelle da vedere e rivedere. Intanto, con gli acciaccati Florenzi e Chiellini finisce in tribuna Berardi, fin qui nella top five dei migliori ma evidentemente in riservissima. Poi, rispetto alla gara vinta con la Svizzera, ci sono i soli Donnarumma, Bonucci e Jorginho. In pratica, la spina dorsale della squadra. Tutto il resto non è noia, affatto, ma scelte mirate e ragionate anche e soprattutto in ottica futura. D’altra parte, il Mancio a più riprese ha riflettuto su quanto una competizione così serrata abbia bisogno di più uomini possibili per non finire stremati, come capitò all’Italia di Prandelli contro la Spagna in finale. E potersi permettere il lusso di cambiare otto uomini alla terza partita del girone è uno scrigno prezioso che certo tornerà utile dal punto di vista delle energie fisiche e nervose. E così, entrano le seconde linee che seconde linee non sono: da Pessina a Chiesa, Berna, Emerson e tutti gli altri. E anche qui un piccolo record: in tre partite, con l’esordio di Sirigu, Raspadori e Castrovilli, il ct ha già utilizzato tutti i giocatori, eccezion fatta per Meret. Altro segnale chiaro di quanto il ct non scherzi quando parla di "26 titolari". Tra le seconde linee c’è però Marco Verratti, l’uomo in più. Grande partita la sua, giocata in scioltezza, con una condizione fisica addirittura sbalorditiva che gli ha consentito di arrivare fino in fondo, sebbene il Mancio avesse annunciato un check con il giocatore a fine primo tempo. Un gran bella notizia per gli ottavi di finale e - si spera - oltre.

La gara ha confermato quello che Mancini va predicando e cioè che il rendimento della Nazionale non è affatto proporzionale ai presunti titolarissimi,anzi. E la partita con il Galles, dominata in lungo e in largo e decisa dal ragazzo che non doveva esserci e invece adesso è in Paradiso - Pessina - è stata meno difficile del previsto, anche perchè al 10’ della ripresa il rosso ad Ampadu ha costretto i gallesi in dieci. L’Italia ha costruito molto, centrato un palo con Bernardeschi, imprecato per un salvataggio sulla riga su missile di Chiesa e guardato Belotti, unica nota stonata, buttar via un paio di palloni d’oro. Certo, l’Italia era già qualificata ma l’1 a 0 fa rima con l’antico limite sotto porta, a voler essere esageratamente severi, soprattutto se si considera che il Galles in dieci, per un erroraccio di Acerbi, ha rischiato di pareggiare se Bale il golfista non l’avesse sparata in curva da posizione ghiottissima.