Giuseppe Tassi

Dopo 134 anni di storia un italiano approda alla finale di Wimbledon, nel tempio del tennis mondiale. L’impresa di Matteo Berrettini, romano di 25 anni, va celebrata come un pietra miliare dello sport italiano.

Perché questo giovane gigante di un metro e novantasei con la faccia pulita e i modi da gentleman sta scalando le classifiche mondiali con la sicurezza di un predestinato. Oggi è numero nove del ranking e l’ottavo posto di Federer, eliminato a Wimbledon, è sotto attacco.

Nella semifinale contro lo scomodo gigante polacco Hurkacz, che aveva appena battuto re Roger, Matteo ha offerto una straordinaria prova di maturità ed efficacia.

Ventitré ace (oltre cento nel torneo) raccontano la potenza e la precisione di un servizio che, al momento, non ha uguali nel circuito. I missili di Berrettini, che viaggiano stabilmente oltre i duecento chilometri all’ora, sono un deterrente per ogni avversario e un supporto fondamentale per il gioco di pressione di Matteo. Il diritto, giostrato con maestria da ogni zona del campo, é pesante come una maglio, il rovescio in back diventa micidiale sull’erba di Wimbledon.

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