Leo

Turrini

Terza cosa. Fra cinque anni, nel 2026, Cortina sarà sede di buona parte della Olimpiade italiana. Non siamo alla prova generale, c’è troppo tempo in mezzo e il virus ci ha insegnato ad abbandonare le previsioni a breve, figuriamoci a lungo termine. Ma si tratta di una tappa di avvicinamento, soprattutto per chi ha l’età per immaginarsi al cancelletto di partenza anche tra cinque anni.

Infine, c’è la Valanga Rosa. Mai, nella storia, potevamo avere una Nazionale femminile tanto competitiva. Il dramma di Sofia Goggia, eliminata da un assurdo incidente a Garmisch scendendo su una pista turistica, accentua le responsabilità di Marta Bassino e Federica Brignone, le locomotive di un gruppo che non conosce l’appagamento ma che ha perso all’improvviso il faro.

La dolorosa rinuncia della bergamasca è un colpo basso, visto tutto quello che avrebbe potuto fornire in termini di risultati. Alle sue compagne l’onere di provare a vincere anche per lei. Non è impossibile: in fondo, queste ragazze ci hanno abituato troppo bene!

Al maschile, non siamo considerati granché dai pronostici. Ma si può confidare nella potenza di Domme Paris, tornato alla vittoria proprio alla vigilia del grande appuntamento iridato, o nell’istinto di Innerhofer. Il convento altro non passa, però un mondiale come una Olimpiade è gara secca e io ho visto vincere l’oro ai Giochi (in combinata) a un certo Jo Polig, nel 1992...

Mai dire mai, allora.