Paolo Grilli

La decisione era nell’aria. Così come l’unanimità del voto del Consiglio della Lega Serie A. Inter-Juve, che assegnerà la Supercoppa Italiana, si giocherà regolarmente mercoledì 12 a San Siro: alle 21, quando il rigore del clima meneghino verosimilmente non concederà grossi sconti tra gelo e nebbia, pur permanendo qualche speranza legata ai rarissimi benefici del riscaldamento globale. Meteo a parte, stupisce come non si sia tenuto affatto conto della richiesta dei due club, uniti nell’invocare il rinvio della partitissima dato il numero crescente di contagi nei gruppi squadra. Persino ovvia la motivazione dell’ennesimo “the show must go on“ del nostro calcio: non ci sarebbe stato margine per rimandare questo speciale derby d’Italia, dato il calendario già fittissimo del campionato che deve incastrarsi con quello della Coppa Italia e delle competizioni europee. E a ingombrare l’orizzonte ci sono pure le sfide dell’Italia, con il playoff per Qatar 2022 a fine marzo e le sfide di Nations League a inizio giugno. Poi però scopri che in Inghilterra, terra dei maestri del calcio che abbiamo battuto a domicilio ma che pure qualcosa dovrebbero ancora insegnare – la stessa nazione che più ha osato sfidare il virus allentando le misure di prevenzione – sono state già rinviate diciannove partite per la presenza di focolai. E non sono segnalate rivolte di piazza. Nel campionato più importante del mondo sono invece convinti che si recupererà, con sudore e buon senso.