Roberto Mancini, 56 anni, abbraccia Gianluca Vialli: una delle foto-simbolo degli Europei che conferma il grande feeling tra il ct e tutto il gruppo azzurro
Roberto Mancini, 56 anni, abbraccia Gianluca Vialli: una delle foto-simbolo degli Europei che conferma il grande feeling tra il ct e tutto il gruppo azzurro
di Paolo Franci C’è stata un’epoca in cui Roberto Mancini mai avrebbe pensato di diventare ct della Nazionale. Erano i turbolenti giorni del dopo Conte che porteranno alla scelta di Ventura. Il Mancio faceva spallucce e ripeteva: "Non ci sono i presupposti per chiamarmi...". E si riferiva a condizioni ideali e atmosfere, non parlava di soldi. Quelli li ha buttati a carriolate dalla finestra pur di vestirsi d’azzurro, lui che ama il beige, il grigio o il celeste. Colori tenui come il suo approccio morbido, quasi silente, a una conversazione o una conferenza stampa....

di Paolo Franci

C’è stata un’epoca in cui Roberto Mancini mai avrebbe pensato di diventare ct della Nazionale. Erano i turbolenti giorni del dopo Conte che porteranno alla scelta di Ventura. Il Mancio faceva spallucce e ripeteva: "Non ci sono i presupposti per chiamarmi...". E si riferiva a condizioni ideali e atmosfere, non parlava di soldi. Quelli li ha buttati a carriolate dalla finestra pur di vestirsi d’azzurro, lui che ama il beige, il grigio o il celeste. Colori tenui come il suo approccio morbido, quasi silente, a una conversazione o una conferenza stampa. Lo hanno definito ‘antipatico’ per una vita. Perchè in tv la timidezza, il senso della misura, l’educazione si scambiano per spocchia e arroganza. Eppoi il genio spaventa sempre perchè attenta al conforto della normalità.

Dopo la vittoria con il Belgio, Leo Bonucci ha tracciato un identikit del lavoro del ct: "Una delle sue doti principali è quella di aver stemperato lo stress. Ci ha tolto pressioni, ci ha dato fiducia, ci ha fatto capire che la strada che voleva metterci davanti era quella giusta". E la nostra è la Nazionale del sorriso, del messaggio positivo, del divertimento con il pallone. Ha ragione il presidente Gravina quando dice che Mancini ha portato il bello in Nazionale e lo sta diffondendo in un Paese che si sta rialzando. E lo ha fatto partendo dalla testa dei ragazzi. E di ragazzini che grazie a lui ora sono stelle planetarie. Li ha convinti che il talento può portarti nei posti più impensabili, basta metterlo a disposizione del compagno. E se al talento unisci la disciplina e il coraggio, eccola lì l’Italia che s’è desta.

La sua squadra sembra quella di Italia ‘90, costruita col sorriso e il talento da Azeglio Vicini, guarda un po’ unico allenatore ad averne lucidato la classe in campo, non come fece Sacchi, per dirne uno. Lui che ha sempre vinto qualcosa ovunque sia andato (a parte il secondo round all’Inter), costruendo o ricostruendo al punto che arriverà a dire, prima dell’era azzurra: "A volte mi piacerebbe trovare tutto fatto, una squadra già pronta per vincere". Eh no, Mancio, troppo facile. Chi è Architetto - come lo chiama qualcuno vicino a lui - non può tradire se stesso. E se si vince un titolo al City dopo circa cinquant’anni perchè non farlo con la Nazionale? Qui però, non si possono comprare giocatori bisogna scolpirli giorno dopo giorno come ha fatto lui. A proposito: anche la fandonia che vinceva solo perchè gli spendevano cifre assurde sul mercato è finita nell’immondezzaio. E questa squadra è a sua immagine e somiglianza. Mancio è uno che diverte e si diverte. Uno che vuole vincere e che sin dal primo giorno ha ragionato per prendersi Europeo e poi il Mondiale, perchè le convocazioni di Raspadori, Bastoni e qualcun altro, sono già sulla sua Moleskine con vista Qatar. Poi però, come dice lui, ci sono le partite. E bisogna giocarle.