Leo Turrini

A Milano è sempre colpa di Don Rodrigo, stavolta madridista. Su una cosa, forse l’unica, Simone Inzaghi non deve temere l’inevitabile confronto con Antonio Conte: la Champions. Ma è partito male, Inzaghino.

Nei due anni vissuti in nerazzurro, l’ex commissario tecnico della nazionale ha fallito esclusivamente sul fronte continentale. Due eliminazioni al primo turno, non sanate dall’ingresso in finale (persa) di Europa League.

Ma, al netto delle osservazioni figlie della statistica, è fuori discussione una verità: le esigenze di cassa e un dramma sanitario hanno sottratto all’Inter i tre campioni che meglio si adattavano alla dimensione globale del calcio. Niente Lukaku, niente Hakimi, niente Eriksen. E si è visto.

Per quanto riguarda la Milano rossonera, la riflessione ha un sapore diverso. La stessa qualificazione del Diavolo alla Champions era stata salutata, anche un poco ingenerosamente! , alla stregua di una piacevolissima sorpresa.

Ma io conosco Stefano Pioli da una vita, da quando iniziò ad allenare in serie B nell’Emilia profonda, tra Modena, Piacenza, Sassuolo. So che talvolta la sua buona educazione viene scambiata per difetto di carisma: ma non è assolutamente così. La grande prestazione dì Liverpool, al di là del risultato finale negativo, è una testimonianza che vale.