Peter Sagan, 31 anni, e Caleb Ewan, 26, finiti a terra nello sprint vinto da Merlier
Peter Sagan, 31 anni, e Caleb Ewan, 26, finiti a terra nello sprint vinto da Merlier
di Angelo Costa Tutti zitti, sembra dire Tim Merlier passando per primo sul traguardo col ditino davanti al naso. Ma forse vuol solo segnalare che è meglio tacere: da una tappa corsa a ritmo folle (oltre 45 di media) vien fuori un Tour a brandelli, con cadute dalla partenza all’arrivo e non è un modo di dire. Vedendo volar via ciclisti come birilli vien quasi da pensare che, di questo passo, a vincere a Parigi non sarà il più veloce, ma il più bravo a restare in piedi. Brutto che, dopo un weekend pazzesco per spettacolo e qualità di vincitori, arrivi il più classico dei...

di Angelo Costa

Tutti zitti, sembra dire Tim Merlier passando per primo sul traguardo col ditino davanti al naso. Ma forse vuol solo segnalare che è meglio tacere: da una tappa corsa a ritmo folle (oltre 45 di media) vien fuori un Tour a brandelli, con cadute dalla partenza all’arrivo e non è un modo di dire. Vedendo volar via ciclisti come birilli vien quasi da pensare che, di questo passo, a vincere a Parigi non sarà il più veloce, ma il più bravo a restare in piedi.

Brutto che, dopo un weekend pazzesco per spettacolo e qualità di vincitori, arrivi il più classico dei lunedì, dove tutto gira storto. E’ una tappa che lascia il segno sul fisico e pure sulla classifica, perché sono in tanti a rimetterci: più di tutti Roglic, che ruzzola in terra dopo aver tamponato Colbrelli a dieci chilometri dall’arrivo e lascia per strada un prezioso minuto, oltre a un po’ di cotenna. Ci rimette anche Pogacar, indirettamente però: a fargli perdere tempo a meno quattro dal traguardo è il volo in curva dell’australiano Haig, che finendo in mezzo al pubblico rischia di fare anche danni maggiori. Bilancio pesante, che ripropone un tema: su tracciati dove è facile che la frenesia di star davanti prenda il sopravvento, sarebbe il caso di neutralizzare il tempo ben prima dei tre chilometri finali. Servirebbe a placare un po’ gli animi, togliendo dai pericoli (e anche dai piedi) chi deve preoccuparsi soprattutto della classifica.

A completare una giornata aperta dal capitombolo di Geraint Thomas, scivolato in avvio su un dissuasore di velocità causa pioggia (spalla lussata, sistemata sul posto), è la caduta di Caleb Ewan in un finale da paura, con curve velenose, dossi e arrivo in discesa, alla faccia della sicurezza. Pronto a decollare per lo sprint, il tasmaniano tocca la ruota posteriore di Merlier e rovina sull’asfalto, trascinando l’incolpevole Sagan. Ewan resta abbandonato in terra qualche minuto prima di esser soccorso: clavicola rotta, il suo Tour si chiude in ambulanza.

Da una simile ecatombe, si eleva in tutta la sua superiorità Van der Poel: pilotandolo come un kamikaze nel toboga conclusivo, consente al compagno Tim Merlier di aggiudicarsi la prima volata della corsa come già gli era capitato al Giro, in più mantiene quella maglia gialla che nonno Poulidor non aveva mai indossato e papà Adri, lui pure corridore di gran valore, non era riuscito a vestire più di un giorno.

Ordine d’arrivo terza tappa Lorient-Pontivy: 1) Merlier (Bel, Alpecin) km 183 in 4h 01’28’’ (media 45,447), 2) Philipsen (Bel) st, 3) Bouhanni (Fra), 4) Ballerini, 5) Colbrelli, 13) Carapaz (Ecu), 21) Nibali a 14’’, 35) Pogacar (Slo) a 26’’, 92) Roglic (Slo) a 1’21’’.

Classifica: 1) Van der Poel (Ola, Alpecin) in 12h 58’53’’, 2) Alaphilippe (Fra) a 8’’, 3) Carapaz (Ecu) a 31’’, 4) Van Aert (Bel) st, 5) Kelderman (Ola) a 38’’, 6) Pogacar (Slo) a 39’’, 16) Nibali a 55’’, 20) Roglic (Slo) a 1’35’’.