Corridori a terra nel groviglio di bici dopo la seconda maxi caduta di ieri. A destra Julian Alaphilippe, 29 anni, iridato in carica: ha staccato tutti nel finale in salita
Corridori a terra nel groviglio di bici dopo la seconda maxi caduta di ieri. A destra Julian Alaphilippe, 29 anni, iridato in carica: ha staccato tutti nel finale in salita
di Angelo Costa Il Tour parte col botto. E con le botte. Il botto lo fa Julian Alaphilippe, che in un colpo solo realizza tutti i suoi desideri: vincere in maglia iridata, vestirsi di giallo e dedicare il successo al figlio Nino, nato da due settimane. Ci riesce secondo consolidato e spettacolare schema: nel tratto che si arrampica a due chilometri e mezzo dal traguardo, il D’Artagnan francese allunga per vedere l’effetto che fa e diventa irraggiungibile. E’ una meritatissima passerella, col dito in bocca a festeggiare il...

di Angelo Costa

Il Tour parte col botto. E con le botte. Il botto lo fa Julian Alaphilippe, che in un colpo solo realizza tutti i suoi desideri: vincere in maglia iridata, vestirsi di giallo e dedicare il successo al figlio Nino, nato da due settimane. Ci riesce secondo consolidato e spettacolare schema: nel tratto che si arrampica a due chilometri e mezzo dal traguardo, il D’Artagnan francese allunga per vedere l’effetto che fa e diventa irraggiungibile. E’ una meritatissima passerella, col dito in bocca a festeggiare il pupo, mentre alle sue spalle si giocano altre partite: in quella slovena Roglic strappa l’abbuono a Pogacar dopo averlo stuzzicato in salita, in quella italiana Nibali è l’unico a restare con i migliori, spedendo un bel segnale di salute in prospettiva Giochi.

"E’ un’emozione speciale: avevo immaginato di vivere una giornata così, ma riuscirci è un’altra cosa. Mi sono lanciato presto per capire come stavano gli avversari, quando ho visto il ‘buco’ ho dato gas fino in fondo", racconta Alaphilippe, in giallo per il terzo Tour di fila e per la diciottesima volta, una collezione destinata ad allungarsi oggi in una altra frazione simile a una classica del Nord, col Muro di Bretagna da scalare un paio di volte.

Le botte sono quelle di un paio di maxi cadute che già segnano la classifica, oltre che il fisico di molti atleti. Assurda la prima, a una cinquantina di chilometri dal traguardo, conseguenza dell’idiozia ormai imperante a bordo strada nel ciclismo: per mostrare un cartello alle telecamere, un’allegra signora si sporge a bordo strada e fa cadere Tony Martin che a sua volta fa strike in gruppo, senza badare a capomastri (a terra anche Alaphilippe) o manovalanza (corsa finita per il tedesco Sutterin). Tipica e ben più pesante la seconda, a meno di 10 chilometri dall’arrivo, a quasi settanta all’ora in discesa: in due si arrotano, facendo di metà gruppo una catasta. A pagar dazio, inteso come minuti di ritardo, sono Lopez, Porte, l’eterno Valverde, Geoghegan Hart e soprattutto Froome, che arriva a un quarto d’ora pedalando su una gamba sola, non certo un buon presagio per oggi. Peggio di loro Konovalovas e Lemoine, già ritirati.

Ordine d’arrivo 1ª tappa Brest-Landerneau: 1) Alaphilippe (Fra, Deceuninck) km 198 in 4h 39’05’’ (media 42,525), 2) Matthews (Aus) a 8’’, 3) Roglic (Slo) st, 6) Pogacar (Slo), 18) Nibali, 22) Carapaz (Ecu) a 13’’, 41) Lopez (Col) a 1’49’’, 65) Porte (Aus) a 2’16’’, 93) Valverde (Spa) a 5’33’’, 123) Geoghegan Hart (Gbr) st, 171) Froome (Gbr) a 14’37’’. Classifica: 1) Alaphilippe, 2) Matthews a 12’’, 3) Roglic a 14’’, 4) Haig (Aus) a 18’’, 6) Pogacar (Slo) st, 18) Nibali st.