Giulio  Ciccone in maglia gialla (Ansa)
Giulio Ciccone in maglia gialla (Ansa)

La planche des belles filles, 11 luglio 2019 - Da bambino sognava la maglia gialla, e alla sesta tappa del Tour de France 2019 l'ha indossata. La gioia di Giulio Ciccone è incontenibile: "Faccio fatica a crederci, è una soddisfazione grandissima...".

10 a Ciccone 

Primo Tour, prima fuga: subito in giallo. Tutto molto bello per il talento cresciuto alla corte di Reverberi alla Bardiani Csf, squadra college che la nuova riforma del ciclismo rischia di spazzar via come purtroppo tutte quelle di secondo piano. Reduce da un Giro da protagonista (tappa del Mortirolo e classifica degli scalatori), l’abruzzese è in Francia per imparare: a quanto pare, in fretta.

9 a Teuns

Dei fuggitivi che se ne vanno subito dopo il via è quello che gestisce meglio le energie, senza buttarsi sui traguardi intermedi, pensando di risparmiarsi soprattutto quando capisce che il suo leader Nibali nel finale non avrà bisogno di lui perché il gruppo è troppo attardato per raggiungere la fuga. Perfetto sul muro finale dove lo sterrato impedisce di scattare, coglie la vittoria fin qui più bella in carriera.

8 a Alaphilippe

Tenere la squadra davanti per fare un ritmo regolare gli consente di non soffrire troppo sui colli di giornata e arrivare alla salita finale per cercare di difendere la maglia. Non riesce nell’obiettivo perché Ciccone è bravo a raccogliere un abbuono per strada, sulla penultima salita, e questo alla fine fa la differenza. Ma il francese conferma di non esser un protagonista da prima settimane e basta.

7 a Thomas

Dei grandi favoriti è l’ultimo a muoversi e il primo ad arrivare: sulla rampa che porta al traguardo esibisce una progressione impressionante, smentendo chi sostiene che non ami le salite corte ed esplosive. Guadagna pochi secondi anche sul compagno Bernal, poco significativi in classifica, ma utili a livello psicologico: serve ad evitare che le gerarchie in squadra possano cambiare dopo appena sei giorni.

6 a Aru

Dopo una giornata al passo degli uomini di classifica, va in sofferenza a due chilometri dal traguardo ed è bravissimo a gestire la fatica, concludendo quasi in scia a Nibali. Ci mette la solita rabbia, ma il primo segnale che manda, al di là del piazzamento finale, è di essere ancora in grado di restare al livello più alto: per uno che dopo l’operazione avrebbe dovuto vedere il Tour in tv, un risultatone.

5 a Nibali

Corre sempre coperto dai compagni, nell’avanguardia del gruppo, buttando via poche energie, lasciando fare alle altre squadre anche perché davanti in fuga c’è il suo compagno Teuns, che poi gli regalerà l’unica gioia di giornata. Mai in difficoltà sulle salite, al passo degli altri su quella che porta al traguardo, paga la fatica di colpo sul muro conclusivo: rispetto ai rivali ha un Giro nelle gambe e si vede tutto.