Filippo Ganna, 24 anni: ha vinto tutte e 4 le crono disputate al Giro tra 2020 e 2021
Filippo Ganna, 24 anni: ha vinto tutte e 4 le crono disputate al Giro tra 2020 e 2021
di Angelo Costa Cambiano i colori dell’Italia: Torino è zona rosa. La ridipinge Filippo Ganna, un gigante in tutti i sensi: nella crono che apre il Giro, affrontata da vincitore designato, sbriciola tutti e tutto, avversari, pressione e chi pensava che non vincere da febbraio lo potesse spegnere. E’ un fulmine iridato che viaggia nelle vie del centro a quasi 59 orari, come già nello scorso ottobre a Palermo, con lo stesso risultato: quarta vittoria su quattro prove contro il tempo disputate in carriera nella corsa rosa e maglia di leader. Tanto di...

di Angelo Costa

Cambiano i colori dell’Italia: Torino è zona rosa. La ridipinge Filippo Ganna, un gigante in tutti i sensi: nella crono che apre il Giro, affrontata da vincitore designato, sbriciola tutti e tutto, avversari, pressione e chi pensava che non vincere da febbraio lo potesse spegnere. E’ un fulmine iridato che viaggia nelle vie del centro a quasi 59 orari, come già nello scorso ottobre a Palermo, con lo stesso risultato: quarta vittoria su quattro prove contro il tempo disputate in carriera nella corsa rosa e maglia di leader.

Tanto di cappello. A togliersi il cappello quando il compagno di Nazionale taglia il traguardo è anche il primo dei battuti, Edoardo Affini, 24 anni come Ganna. Anche lui è da applausi, perché corre la sua miglior crono al Giro: non gli basta per fare centro né per chiudere il cerchio della storia, visto che il primo a tingersi di rosa novant’anni fa era stato un suo concittadino, il mantovano Learco Guerra. Di storico c’è anche questo risultato: primo e secondo è già un exploit, in più ci sono Moscon nei dieci e altri quattro italiani nei venti, non male per un ciclismo che da anni contro il tempo parcheggiava nelle ultime file. E’ l’annunciato giorno di Ganna, che sognava un trionfo davanti alla sua gente, fin troppa a bordo strada in tempi di restrizioni covid. In mezzo a quel popolo, SuperPippo divora la strada lungo il Po, con superba leggerezza, sposando bene potenza e agilità, restando al comando dal primo all’ultimo metro.

"Volevo questo successo, ho vinto più di testa che di tecnica. Al Romandia ho preso una batosta, ma ho imparato che con fatica e sacrifici si torna in alto. Il pubblico è stato una sorpresa, lo scorso ottobre a Milano c’era il deserto, qui in certi tratti la gente mi ha dato ancora più spinta", la gioia del missile di Verbania.

Celebrato il previsto Ganna-day, c’è un Giro che aspetta di prender forma. Qualcosa si muove già nella crono, dove a mettersi avanti con i lavori sono due monelli con la stessa maglia: Almeida, già noto su questi schermi per un paio di settimane in rosa lo scorso autunno, e l’attesissimo Evenepoel, tirato a lucido come se nove mesi senza corse li avesse passati un altro, perché cattiveria e passo sono quelli di sempre.

In meno di nove chilometri il tandem col biberon (43 anni in due) lascia a mezzo minutino la nobile concorrenza, dai convalescenti Bernal e Nibali, apparso senza paura nel primo test al polso appena riparato, fino ai più pronti Simon Yates, Hindley e Landa. A regger meglio l’urto è il russo Vlasov, altro aspirante della fascia d’età più bassa, chi impressiona è il bimbo norvegese Foss, se non altro perché in montagna è capace di andare altrettanto forte: che i giovani abbiano fretta è un primo segnale, anche se al Giro ultimamente non fa più notizia.