Da campione ai campioni: Luca Toni, 44 anni, campione del mondo con l’Italia di Lippi nel 2006
Da campione ai campioni: Luca Toni, 44 anni, campione del mondo con l’Italia di Lippi nel 2006
di Francesco Vecchi Berlino-Wembley, quindici anni e la metafora non cambia. Toccare il fondo e rialzarsi con una coppa tra le mani; da Calciopoli allora e dopo il mancato Mondiale oggi. Un legame tra i due trionfi che Luca Toni certifica, aggiungendo quell’enorme motivo in più: "Un successo che ci fa bene, mentre ancora combattiamo la pandemia". Toni, scelga l’impresa più grande: battere la Germania, a Dortmund nel 2006, o il successo di Wembley contro gli inglesi di domenica. "Parliamo di imprese eccezionali, entrambe. Difficilissimo scegliere. Di certo come quindici anni fa in questa nazionale si...

di Francesco Vecchi

Berlino-Wembley, quindici anni e la metafora non cambia. Toccare il fondo e rialzarsi con una coppa tra le mani; da Calciopoli allora e dopo il mancato Mondiale oggi. Un legame tra i due trionfi che Luca Toni certifica, aggiungendo quell’enorme motivo in più: "Un successo che ci fa bene, mentre ancora combattiamo la pandemia".

Toni, scelga l’impresa più grande: battere la Germania, a Dortmund nel 2006, o il successo di Wembley contro gli inglesi di domenica.

"Parliamo di imprese eccezionali, entrambe. Difficilissimo scegliere. Di certo come quindici anni fa in questa nazionale si respirava qualcosa di magico. Era nell’aria questa magia. Un gruppo fantastico, davvero. Sì, c’è stato anche un pizzico di fortuna, chiamiamola così, ma devi essere bravo per vincere, devi essere tosto. E noi abbiamo mostrato anche un buon calcio in questo Europeo".

La vittoria ha risvegliato particolari ricordi?

"Certo, ma più che di ricordi parlerei della voglia di fare festa, del valore di un trionfo che è arrivato mentre ancora stiamo combattendo contro una pandemia. Io ero a Roma domenica e, come in tante altre città, ho visto davvero molta gente con la maglia della nazionale. Un successo che ci fa bene e fa bene anche al nostro calcio dopo i mancati Mondiali".

Nel 2006 Calciopoli, gli Europei dopo la delusione di Russia 2018. Vittorie sempre accomunate dal riscatto. Perché?

"Perché siamo italiani. È quando tocchiamo il fondo che tiriamo fuori prestazioni fantastiche, giocate con gli attributi. Infatti alla fine nonostante il gol segnato dopo due minuti, sono stati gli inglesi ad avere paura di noi. Nel secondo tempo loro sono spariti".

E sul comportamento degli inglesi ci sarebbe tanto da dire...

"Fischiare l’Inno è sempre sbagliato, ma probabilmente i tifosi erano anche ’carichi’ di parecchia birra. Piuttosto sono stati i loro giocatori ad aver fatto un brutto gesto, e credo che l’Uefa dovrebbe intervenire. Togliersi la medaglia è una mancanza di rispetto".

Abbiamo giocato senza il ’classico’ bomber con i centimetri. Oggi mancano i Luca Toni o il calcio è davvero cambiato?

"Non direi che sia cambiato, nel primo tempo l’Inghilterra è stata Kane dipendente. Noi abbiamo qualche difficoltà a livello di centravanti. Ciro Immobile è un giocatore importante, ma la sua sostituzione è stata significativa. In Italia e all’estero non ci sono attaccanti titolari italiani nelle big. C’è carenza, sì. Bisogna dare fiducia ai ragazzi, ma anche i ragazzi devono meritarsi i grandi club".

Sliding doors dell’Europeo azzurro, Spinazzola o il gol annullato all’Austria?

"Spinazzola ha fatto un grandissimo Europeo, era il migliore. Il gol annullato all’Austria è stato molto importante. Ci ha ridato sicurezza, contro l’Austria ce la stavamo vedendo davvero brutta".

Dove possiamo arrivare ai prossimi Mondiali?

"In questo Europeo speravo tra le prime quattro, dico lo stesso per il Mondiale. Però adesso pensiamo a festeggiare. Sicuramente il calcio italiano torna ad essere rispettato, dopo l’eliminazione contro la Svezia. Siamo tornati dove meritiamo di stare".