di Leo Turrini "Guardi, io credo che il titolo lo meriti di più Hamilton. Ma in cuor mio tifo Verstappen e se vuole le spiegherò perché…" Luca Cordero di Montezemolo c’era. C’era quando, nel 1974, un mondiale di F1 arrivò all’ultimo atto con due piloti a pari punti. Il ferrarista Clay Regazzoni e il brasiliano Emerson Fittipaldi con la McLaren. Sta per accadere di nuovo. Domenica prossima sul circuito di Yas Marina, tra le dune di Abu Dhabi. "Ma da presidente del Cavallino sono un esperto di...

di Leo Turrini

"Guardi, io credo che il titolo lo meriti di più Hamilton. Ma in cuor mio tifo Verstappen e se vuole le spiegherò perché…"

Luca Cordero di Montezemolo c’era. C’era quando, nel 1974, un mondiale di F1 arrivò all’ultimo atto con due piloti a pari punti. Il ferrarista Clay Regazzoni e il brasiliano Emerson Fittipaldi con la McLaren. Sta per accadere di nuovo. Domenica prossima sul circuito di Yas Marina, tra le dune di Abu Dhabi.

"Ma da presidente del Cavallino sono un esperto di titoli vinti è persi alla gara di chiusura. Il 1997, il 1998, il 1999, il 2003, il 2006, il 2008, il 2010, il 2012.."

Meglio se ci fermiamo all’ex aequo del 1974.

"Stavamo in America, a Watkins Glen. La spuntò Fittipaldi e le giuro che ancora non ho capito perché. La nostra Rossa non andava proprio, tanto che io e Forghieri, il direttore tecnico, ipotizzammo persino un sabotaggio…"

Era già la F1 degli intrighi?

"Beh, una differenza c’era".

Sentiamo.

"Io ero il giovanissimo direttore sportivo del Drake. La Ferrari non si aggiudicava il titolo dal 1964, un lungo digiuno. Ma nessuno immaginò che la corsa al mondiale potesse essere decisa da un incidente in pista. All’epoca, la lealtà non era un optional".

Oggi invece…

"Senta, a me dispiace dirlo, eppure in questo convulso finale di stagione non di rado ho avuto l’impressione che Verstappen, avendo un vantaggio in classifica, giocasse sull’ipotesi della contemporanea uscita di pista, sua e di Hamilton. Anche domenica a Gedda, dove li hanno fatti correre su un tracciato indegno. E questo non va bene".

Forse la rivalità sportiva si è trasformata in odio.

"O almeno in astio. Temo sia così e non si tratta di una bella cosa per l’automobilismo. Peccato, perché stiamo parlando di due assi formidabili".

Avvocato, lei chi preferisce?

"Istintivamente sto con Lewis, che pure non è mai stato vicino alla Ferrari quando io ne ero presidente, non ci furono mai le condizioni per un accordo".

Come mai tifa per lui?

"È il guerriero di mille battaglie che si rifiuta di alzare bandiera bianca. È il monarca che rifiuta di abdicare. Umanamente lo comprendo".

Quindi si augura di applaudirne il trionfo domenica ad Abu Dhabi.

"Per niente".

Prego?

"Eh, lei sa cosa abbia rappresentato Michael Schumacher nella mia vita. L’unico record che Schumi ancora detiene, insieme ad Hamilton, è quello dei sette titoli mondiali. E cinque li ha vinti con me".

Quindi…

"Quindi spero che Max, giocando pulito, salvi quel record. La ragione dice Hamilton, il cuore dice Verstappen".