L'abbraccio tra Djokovic e Berrettini alla fine della gara (Ansa)
L'abbraccio tra Djokovic e Berrettini alla fine della gara (Ansa)

Londra, 11 luglio 2021 – Wimbledon è di Novak Djokovic, ma Matteo Berrettini può uscire a testa alta. Dopo 3 ore e mezza di match, il serbo conquista il suo ventesimo slam in carriera con il punteggio di 6-7, 6-4, 6-4 6-3 al termine di una partita che ha visto l’azzurro inseguire sempre nel punteggio, causa la caratura del numero 1 del mondo per 330 settimane e con alle spalle ben 30 finali slam. Berrettini, recuperando miracolosamente il primo set, cede alla distanza sfibrato dalla solidità di un computer imbattibile.

Wimbledon 2021: troppo Djokovic per Berrettini. Il racconto della finale

Recupero del primo set

I primi sette game della partita sono un calvario per Berrettini, c’è tensione, braccio rigido, idee confuse, ma anche Nole non è perfetto tra doppi falli ed errori. Il serbo è più esperto, 30esima finale slam, e nonostante un tennis ‘normale’ si avvia sul 5-2. Berrettini riesce però a rientrare in partita, salvando anche un set point e ritrovando servizio e diritto. Anche il rovescio, fin lì disastroso, ritrova precisione e profondità, soprattutto con il back. Il romano non solo impatta sul 5-5, ma al tiebreak mantiene una insperata lucidità quando Nole da 3-0 sotto rientra fino al 3-3. Berrettini ne esce alla grande con il servizio, ma soprattutto con un gran recupero su smorzata di Nole e chiudendo con il classico ace nella t centrale.

Djokovic tesse la tela

Poi Nole entra in modalità computer e la partita cambia. Decisivo per Berrettini il primo game del secondo set. L’azzurro va 40-15 ma subisce il break con smorzata e contro smorzata. E’ il momento determinante perché il serbo sale in cattedra e toglie le accelerazioni di diritto a Berrettini che perde anche percentuale di prime palle. Nole è più concreto, risponde meglio, sbaglia meno, ma tutto sommato l’azzurro resta in partita e da 5-1 sotto risale fino al 5-4: purtroppo a Djokovic bastano tre prime palle per vincere il secondo parziale. Il problema di Berrettini è che insegue sempre e la percentuale di prime palle dopo due set è sotto il 60%. Poi la tattica, all’azzurro serve liberare il diritto ma per farlo deve assumersi il rischio di scoprire campo, succede quando apre la traiettoria lungo linea per il rovescio di Nole ma anche quando cerca l’inside-in scoprendo la diagonale di diritto del serbo. Quando Nole ci mette anche i passanti, come quello di rovescio che gli spalanca le porte del break, allora tutto è più difficile. Nel terzo, prima 2-1, poi 4-2, e sul 5-4 per Djokovic è Berrettini a sparare il diritto in corridoio. Dopo quasi tre ore Berrettini insegue sotto due set a uno.

 

Tutto nutre Djokovic

La partita diventa una lotta e Djokovic si nutre anche del tifo contro del pubblico e dei rimbalzi imprecisi di un campo martoriato nella zona della linea di fondo. Qualsiasi cosa è benzina per Nole, si lamenta anche delle righe dell’avversario, il quale sceglie anche di far muovere le lunghe leve di Berrettini, portandolo ad esplodere meno il diritto potente e dovendo sotto stare anche ad un laborioso gioco da fondo campo che di solito si addice al serbo. Berrettini ha un’occasione di break sul 3-2 del quarto in suo favore, quando sul 15-30 non sfrutta uno scambio interminabile che Nole recupera da campione su una smorzata errata dell’azzurro. Nel game successivo arriva il break successivo con Berrettini sfiancato dalla solidità di Novak e il doppio fallo che lascia il servizio ne è la prova. E’ il momento decisivo perché Nole non si volta più: al terzo match point è la passerella di un campione imbattibile. 6-7, 6-4, 6-4, 6-3 per il ventesimo slam in carriera, sesto a Wimbledon. Berrettini, ne siamo certi, avrà altre occasioni e si nutrirà dell’esperienza maturata oggi sul centrale di Wimbledon.