Steven Zhang, 29 anni, presidente dell’Inter dal 2018: il taglio proposto riguarda le mensilità di novembre e dicembre, ancora non pagate
Steven Zhang, 29 anni, presidente dell’Inter dal 2018: il taglio proposto riguarda le mensilità di novembre e dicembre, ancora non pagate
di Mattia Todisco L’aspetto positivo è che se ne può parlare a campionato non ancora finito. Un piccolo vantaggio rispetto a chi certi discorsi dovrà magari affrontarli più avanti. Per ora toccano all’Inter: Steven Zhang, ieri ad Appiano Gentile, ha chiesto ai calciatori la rinuncia a due mensilità in un discorso a margine della seduta di allenamento. In pratica quelle di novembre e dicembre che ancora non sono state corrisposte, così come marzo e aprile. In caso di risposta affermativa Suning avrebbe due stipendi arretrati invece di quattro da corrispondere, ma l’aria che tira non va in questa direzione. I...

di Mattia Todisco

L’aspetto positivo è che se ne può parlare a campionato non ancora finito. Un piccolo vantaggio rispetto a chi certi discorsi dovrà magari affrontarli più avanti. Per ora toccano all’Inter: Steven Zhang, ieri ad Appiano Gentile, ha chiesto ai calciatori la rinuncia a due mensilità in un discorso a margine della seduta di allenamento. In pratica quelle di novembre e dicembre che ancora non sono state corrisposte, così come marzo e aprile. In caso di risposta affermativa Suning avrebbe due stipendi arretrati invece di quattro da corrispondere, ma l’aria che tira non va in questa direzione. I giocatori hanno accettato il differimento a fine maggio di quanto a loro dovuto, ora vogliono il rispetto dei patti. Le decisioni sono individuali, sebbene non è escluso che un confronto interno al gruppo squadra porti a una scelta plebiscitaria o a larghissima maggioranza. Ad oggi lo scenario più probabile sembra quello di una nuova fase in cui il risparmio del 20% sui costi futuri, a cui mira la proprietà, passerà dalla ridiscussione di alcuni contratti. Spalmandoli, oppure prolungandoli per avere un ammortamento maggiore in termini di bilancio, unendo a questo un introito dovuto alle cessioni in programma. Anche questo è un capitolo intricato. Non verranno rinnovati i contratti di Kolarov, Young, forse Ranocchia. Non è certa nemmeno la permanenza di D’Ambrosio, che sembrava vicinissimo a strappare un accordo almeno per un altro anno. Resterà in Belgio Vanheusden, perché il gentleman agreement con lo Standard Liegi per un riacquisto a 15 milioni è stato siglato sulla parola in tempi in cui la pandemia non c’era e oggi le necessità sono altre. Si proveranno a piazzare i vari Joao Mario, Dalbert, Lazaro, Nainggolan, ma gli ultimi anni dimostrano le enormi difficoltà a cedere elementi il cui ingaggio è superiore alle risposte sul campo. Bisognerà quindi presumibilmente puntare agli addii di giocatori ritenuti forti, ma sacrificabili, come Vidal e Sanchez (rispettivamente 6,5 e 7 milioni di ingaggio annuo) fino a Eriksen (7,5). Il discorso per loro non è diverso da quello per gli esuberi in prima linea: è complicato trovare chi può spendere quelle cifre, perché il Covid ha avuto impatto su tutti e anche senza il virus sarebbero tre stipendi da primissima fascia. Se anche in questo caso non si troveranno sbocchi, a malincuore sarà necessario fare rinunce dolorose, con i Lautaro e i Bastoni del caso, quelli che hanno mercato ma a cui Conte non vorrebbe proprio rinunciare. In più, in una situazione economica che le rivali conoscono, sarà difficile monetizzare al massimo perché gli acquirenti proveranno a sfruttare la situazione. Convincere l’allenatore a restare dopo aver ceduto pilastri alla cui crescita ha fortemente contribuito lui stesso sarebbe ancora più complicato, anche con l’anno di contratto ancora in essere. E senza Conte (di cui ieri pomeriggio è stata annullata in tutta fretta la conferenza stampa fissata solo qualche ora prima) non è escluso che decidano di prendere la via dell’uscita anche Marotta, Ausilio o Baccin, i cui accordi scadono sempre nel 2022.