di Mattia Todisco I rigori, stavolta, non sorridono alla Svizzera. Il sogno è solo sfiorato, quello di una semifinale cercata con le unghie e con i denti, prima della crudele lotteria del dischetto. Passa la Spagna, vituperata e rialzatasi, comunque non scintillante, incapace di sfruttare una lunga serie di fattori favorevoli per risolvere la questione ben prima dei tiri dal dischetto. Dopo l’1-1 al triplice fischio, a cui gli iberici arrivano in 11 contro 10, più...

di Mattia Todisco

I rigori, stavolta, non sorridono alla Svizzera. Il sogno è solo sfiorato, quello di una semifinale cercata con le unghie e con i denti, prima della crudele lotteria del dischetto. Passa la Spagna, vituperata e rialzatasi, comunque non scintillante, incapace di sfruttare una lunga serie di fattori favorevoli per risolvere la questione ben prima dei tiri dal dischetto. Dopo l’1-1 al triplice fischio, a cui gli iberici arrivano in 11 contro 10, più un’altra mezzora di trincea davanti alla porta di Sommer, decide la maggiore freddezza di chi arriva meno stanco alla meta e indovina qualche angolo in più nel momento decisivo della partita. La Svizzera ha già un successo da underdog alle spalle, compiuto ai danni della Francia mantenendo un’identità offensiva chiara, inizialmente persino spavalda, nonostante avesse contro una corazzata. Oltre alle buone idee nel calcio comandano gli episodi chiave. Negli ottavi, il primo in ordine cronologico aveva portato al gol di Seferovic. Stavolta genera la rete di Jordi Alba, con una sfortunata deviazione di Zakaria. Psicologicamente è tutta un’altra storia, sebbene la squadra di Petkovic sia ancora quella che meno ha da perdere in termini di pronostico. Anche la Spagna, però, sembra libera di testa. Si è sobbarcata un’enorme quantità di polemiche per un gioco poco fluido, per un Morata che non segnava. Ci ha messo un po’ a scoprirsi squadra e ora lo è. Non ha più Xavi o Iniesta, ma Busquets c’è ancora, ha una nuova generazione spinta da Pedri e la sorte pare premiarla. Xhaka, un pilastro contro la Francia, è squalificato. Tempo venti minuti e Luis Enrique non deve preoccuparsi nemmeno dell’infortunato Embolo. A 10’ dalla fine, dopo aver regalato il pari per una palla persa da Laporte, si trova avanti di un uomo a seguito dell’espulsione di Freuler, che poco prima aveva servito l’assist decisivo a Shaqiri. E ancora, proprio l’ex interista lascia il campo tradito da un problema fisico, con i regolamentari ancora in corso. Più che un’impresa-bis agli svizzeri servirebbe un miracolo divino.

Decidono i calci di rigore, un continuo uno contro uno in cui la durezza mentale si affianca alla tecnica, la scavalca. Questa la sequenza: Busquets palo, Gavranovic gol, Olmo gol, Schar parato, Rodri parato, Akanji parato, Moreno gol, Vargas alto, Oyarzabal gol. Per la Spagna valgono una semifinale.