Simon Yates, inglese di 28 anni, è terzo nella generale a 2’49“ da Bernal e 20“ dietro Caruso, secondo
Simon Yates, inglese di 28 anni, è terzo nella generale a 2’49“ da Bernal e 20“ dietro Caruso, secondo
di Angelo Costa ALPE DI MERA (Vercelli) Ci vogliono arte e classe anche nel difendersi: Egan Bernal ne dà un saggio sul primo degli arrivi in salita piemontesi, montagne che conosce come le sue tasche. Quando Simon Yates accende i fuochi d’artificio a 7 chilometri dalla vetta e tutti gli altri provano ad andargli dietro, il colombiano rosa quasi non li degna di uno sguardo: con i compagni controlla che il distacco non si dilati, poi lo fa in proprio negli ultimi due chilometri. Non sarà spettacolare come sulle Dolomiti, ma un Giro si vince anche senza tirarsi il collo, specialmente...

di Angelo Costa

ALPE DI MERA (Vercelli)

Ci vogliono arte e classe anche nel difendersi: Egan Bernal ne dà un saggio sul primo degli arrivi in salita piemontesi, montagne che conosce come le sue tasche. Quando Simon Yates accende i fuochi d’artificio a 7 chilometri dalla vetta e tutti gli altri provano ad andargli dietro, il colombiano rosa quasi non li degna di uno sguardo: con i compagni controlla che il distacco non si dilati, poi lo fa in proprio negli ultimi due chilometri. Non sarà spettacolare come sulle Dolomiti, ma un Giro si vince anche senza tirarsi il collo, specialmente quando la spia della riserva comincia ad accendersi.

In riserva sembrano in tanti ai piedi dell’ultima faticaccia in quota: oggi si va due volte oltre i duemila metri, prima di arrampicarsi su Alpe Motta, altra cima inedita, ma più che chiedersi che strategie si inventeranno gli sfidanti di Bernal sarebbe il caso di domandarsi con quali forze lo faranno. Il dubbio lo mette proprio Yates, che attacca da lontano, ma più dello striminzito margine che gli consegna il successo di giornata non spreme. "Puntavo alla tappa", spiega lui, anche se in faccia gli si legge che ha tentato di dare un colpo alla classifica, senza riuscirci.

Non sembra irresistibile il gemello britannico, al quarto successo sulle strade rosa dopo i tre con cui nel 2018 condì le sue due settimane in rosa prima di arrendersi al ribaltone di Froome. Se non lo è lui, figuriamoci gli altri: Caruso è esemplare nel gestire un secondo posto che Yates adesso gli minaccia, mentre il più in palla sembra Almeida, che però ha sul groppone un ritardo troppo pesante per infastidire chi conduce il Giro. Discorso che vale anche per chi galleggia sotto il podio: fra di loro al massimo sarà guerra di posizione, ammesso che abbiano ancora qualcosa da spendere.

A spendere il giusto è Bernal, che rispetto alla crisi controllata su Sega di Ala ha un’altra faccia: non sale col passo del dominatore, ma nemmeno col ritmo di uno che ha finito la benzina. Dimostra anche di esser lucido, perché quando Almeida tenta la disperata rimonta per giocarsi la tappa, lui non si scompone. "Meglio perdere qualche secondo che bruciare energie preziose, mi torneranno comode domenica nella crono. Yates è stato il più forte e non si prendeva. Ora ci aspetta un’altra giornata dura, ma l’altitudine e una salita meno cattiva di questa mi lasciano tranquillo: mi auguro di avere accanto un’ottima squadra per tener tutto sotto controllo", è il programma del signore in rosa, che come spalla ha Martinez, uno che da capitano sarebbe a tiro di podio.

Da una giornata così, iniziata a ritmi folli (oltre 60 di media la prima mezz’ora), esce bene anche il Giro: prima del via, i corridori accolgono la proposta del loro presidente mondiale Bugno e decidono di devolvere tutti i premi al piccolo Eitan e alle famiglie delle vittime della tragedia del Mottarone, tolto per rispetto dal percorso. Piccolo o no che sia, un bel gesto.