L’urlo del campione: secondo titolo iridato consecutivo per Alaphilippe
L’urlo del campione: secondo titolo iridato consecutivo per Alaphilippe
di Angelo Costa Da un mondiale da urlo esce un vincitore strepitoso: è lo stesso dell’anno scorso, Julian Alaphilippe. Come già a Imola, il francese si presenta da solo anche al traguardo in Belgio, confermando la maglia iridata e la sua natura di ciclista spettacolare e vincente, che corre sempre col cuore e mai col braccino. E’ un successo senza se e senza ma, voluto con la testa e costruito con le gambe: giusto che l’edizione del centenario vada a un autentico fuoriclasse. E’ ancora Alaphilippe, settimo della storia a tenersi stretta l’iride...

di Angelo Costa

Da un mondiale da urlo esce un vincitore strepitoso: è lo stesso dell’anno scorso, Julian Alaphilippe. Come già a Imola, il francese si presenta da solo anche al traguardo in Belgio, confermando la maglia iridata e la sua natura di ciclista spettacolare e vincente, che corre sempre col cuore e mai col braccino. E’ un successo senza se e senza ma, voluto con la testa e costruito con le gambe: giusto che l’edizione del centenario vada a un autentico fuoriclasse.

E’ ancora Alaphilippe, settimo della storia a tenersi stretta l’iride conquistata l’anno prima, un club ristretto del quale fanno parte anche i nostri Bugno e Bettini, oltre a Sagan, arrivato addirittura al tris. "Bellissima maglia, perché non indossarla ancora?", le parole della vigilia di questo D’Artagnan di 29 anni che meglio di tutti sa interpretare le prove di un giorno. Come puntualmente conferma su un tracciato splendido, da classica vera, divorato a ritmo infernale (45 la media), invaso da un milione e mezzo di appassionati che nel finale gridano al LouLou francese di rallentare, "e questo mi ha dato ancora più motivazione".

Nel giorno in cui un fenomeno della bici si mostra in tutto il suo splendore ("Ero rilassato e senza pressione, non pensavo di riuscire a fare questo"), l’Italia regge la parte finchè può, dopo aver lasciato subito in una caduta due pedine importanti come Trentin e Ballerini: a meno 17 dal traguardo, quando Alaphilippe al terzo assalto in quattro chilometri decolla su un muro di pietre, i tre che abbiamo davanti, Colbrelli, Nizzolo e il bimbo Bagioli, pagano dazio. Sono in ottima compagnia, perché in quel manipolo che proprio un guizzo della star francese ha contribuito a formare una quarantina di chilometri prima, restringendo a diciassette gli aspiranti alla vittoria, ci sono nomi ben più illustri, come Van der Poel e soprattutto l’idolo di casa Van Aert: volendoli cercare, gli sconfitti sono altri.

Sconfitto più di tutti è ovviamente il Belgio, che chiude il mondiale in casa senza ori e senza podio nella gara più attesa. "Mi sono mancate le gambe", dice con onestà il grande favorito Van Aert, per il quale la patria sacrifica l’enorme talento di Evenepoel, che scuote la corsa fin da subito, accendendo più di una fuga, compresa quella che gli azzurri, complici forature e cadute, colpevolmente mancano. Così la terra dove nascono i campioni vive la sua grande incompiuta: su un mondiale così bello, non riuscire a mettere la ciliegina.

Ordine d’arrivo: 1) Julian Alaphilippe (Fra), km 268 in 5h 56’34’’ (media 45,147), 2) Van Baarle (Ola) a 32’’, 3) Valgren (Dan) st, 4) Stuyven (Bel), 5) Powless (Usa), 6) Pidcock (Gbr) a 49’’, 7) Stybar (Cek) a 1’06’’, 8) Van der Poel (Ola) a 1’18’’, 10) Colbrelli st, 11) Van Aert (Bel), 15) Nizzolo a 4’05’’, 24) Ulissi a 6’27’’, 58) Moscon a 6’52’’.