di Giulio Mola "Non chiedo nessuno ma non toglietemi nessuno". Antonio Conte è stato chiarissimo fin dall’alba del mercato di riparazione, che per l’Inter dovrebbe chiudersi stasera con la sola uscita di Nainggolan, a meno di imprevedibili sorprese. Del resto le strategie della società sono chiare sin da agosto, così come confessato dall’allenatore: soldi da investire non ce ne sono, la parola d’ordine è "tagliare le spese". Di più. L’Inter è in vendita ma il vero problema è l’attualità, ovvero la mancanza di liquidità: i fornitori reclamano i pagamenti in sospeso e gli stipendi dei calciatori sono stati saldati solo in parte. Quelli di novembre e dicembre, previo accordo fra dirigenza e capitan Handanovic, posticipati al 31 maggio. Ma questo non risolve il problema: perché difficilmente verrà rispettata la...

di Giulio Mola

"Non chiedo nessuno ma non toglietemi nessuno". Antonio Conte è stato chiarissimo fin dall’alba del mercato di riparazione, che per l’Inter dovrebbe chiudersi stasera con la sola uscita di Nainggolan, a meno di imprevedibili sorprese. Del resto le strategie della società sono chiare sin da agosto, così come confessato dall’allenatore: soldi da investire non ce ne sono, la parola d’ordine è "tagliare le spese". Di più. L’Inter è in vendita ma il vero problema è l’attualità, ovvero la mancanza di liquidità: i fornitori reclamano i pagamenti in sospeso e gli stipendi dei calciatori sono stati saldati solo in parte. Quelli di novembre e dicembre, previo accordo fra dirigenza e capitan Handanovic, posticipati al 31 maggio.

Ma questo non risolve il problema: perché difficilmente verrà rispettata la scadenza del 20 febbraio per gli emolumenti di gennaio e nessuno ad oggi sa dire se verranno effettivamente corrisposti, insieme a quelli di febbraio, entro la data ultima che è quella del 31 marzo (con la Uefa che vigilerà). Insomma, ile prossime settimane terranno tutti col fiato sospeso, perché con la squadra in piena corsa scudetto (e domani si gioca l’andata delle semifinali di Coppa Italia con la Juve) in gioco c’è più il futuro del club. In viale della Liberazione c’è grande preoccupazione, al momento la cassaforte è blindata e non si sa chi e quando potrà riaprirla. Non solo perché Suning ha da tempo chiuso i rubinetti, ma soprattutto perché è in corso la “due diligence di BC Partners, interessato a rilevare quote azionarie del club, valutato circa 450 milioni debiti esclusi (il fondo d’investimento sta sondando le intenzioni degli altri fondi nella prospettiva di creare una sorta di consorzio). E neppure un solo euro, almeno nelle prossime due settimane, può essere spostato rispetto alla situazione finanziaria prospettata ad eventuali inquirenti (diversamente, invece, i dirigenti possono trattare i rinnovi dei contratti di Lautaro e Bastoni visto che la Proprietà era già stata avvisata a novembre e aveva dato il suo assenso).

Questo è il vero motivo per cui l’Inter ha deciso sin dal primo giorno di rimanere alla finestra. Non poteva però immaginare che qualcosa si muovesse all’esterno. Per esempio, dopo le voci di una possibile separazione di Eriksen (non esclusa da Marotta) si sono mossi club inglesi, francesi e anche italiani. E così nell’ombra prima c’è stato (un paio di settimane fa) il tentativo della Juve, evaporato ben presto. Poi quello ben più maldestro della Roma, che nove giorni fa ha proposto lo scambio fra il danese e Dzeko. In verità è stato un agente molto vicino ai giallorossi a spargere in maniera avventata le fake news chiamando le redazioni “amiche“, agitando inutilmente le piazze prima di essere rimbalzato dall’Inter che mai avrebbe accettato uno scambio per nulla alla pari. Ma a Trigoria sanno bene che Dzeko è un vecchio pallino di Conte e così la settimana scorsa ci hanno riprovato. La regia è ancora una volta di Alessandro Lucci, poi è arrivata la telefonata di Tiago Pinto ad Ausilio, con la proposta (scambio Dzeko-Sanchez) e la richiesta: "vengo su a Milano, incontriamoci". L’uomo mercato dei nerazzurri ha accettato più per cortesia che per reale convinzione (ovviamente dopo aver avvisato Marotta e Conte) ma sin dal primo incontro in un hotel in zona centrale ha messo le cose in chiaro: la società non vuole rimetterci un euro, lo scambio può andare a buon fine solo se la Roma si paga Dzeko e l’Inter il suo Sanchez (il cileno ha una tassazione agevolata e ha costi inferiori). I giallorossi però quella differenza di 3 milioni non hanno voluto metterla, tanto più che mentre i due direttori sportivi parlavano, nella Capitale (sponda giallorossa) i tifosi minacciavano una sommossa in caso di cessione del bosniaco ai rivali. Così la trattativa si è arenata, nonostante la richiesta di Pinto di inserire uno fra Radu e Pinamonti. Anche se le radio romane insistono: oggi, ultimo giorno di mercato, l’agente Lucci vorrebbe riprovarci cercando una soluzione che permetta ai due club di non sborsare soldi extra. In quale modo, non si sa...